Come se il popolo avesse le conoscenze tecniche sufficienti per poter effettuare scelte ponderate su argomenti come le grandi infrastrutture.
Queste decisioni vanno prese da persone competenti, sulla base di studi, non dalle persone che non sanno neanche cosa sia una ferrovia ad alta capacità o che come Ribe sostengono che "il cemento armato è considerato un materiale non verificato in quanto troppo "giovane"", senza sapere che esistono studi sulla durabilità del calcestruzzo e precise prescrizioni di progetto sia in relazione alla vita utile dell'opera, che alle condizioni di esposizione ambientale, norme frutto di decenni di esperienza e studi scientifici.
Per questo trovo sia corretto che le scelte tecniche, vadano prese dai tecnici e non dal popolo ignorante (nel senso non competente).
Leggo l'intervento di Bikerciuc e Danybiker88 e, poiché già in passato sono stato zitto su un problema di trasmissioni alla ruota (il che come sosteneva il buon Nuti non significa acconsentire), questa volta invece voglio replicare tenendo a pretesto la disquisizione sul cemento armato che di fatto, concettualmente, può rappresentare un modello di approccio al problema di valutazione ed uso dei prodotti del progresso.
Già i Romani utilizzavano una sorta di c.a. costituito da cemento pozzolanico, materiale da demolizione e pezzacci di ferro, ma lo usavano come riempimento e non come struttura.
Viene seriamente utilizzato con il razionalismo architettonico dai primi anni del secolo scorso anche se un vero uso intensivo lo troviamo solo dopo la seconda guerra mondiale.
Entro nel dettaglio, ma non troppo, per evidenziare la complessità della materia e le sottili discriminanti che ad una trattazione più grossolana possono sfuggire.
Il c.a. viene considerato una pietra artificiale, ovvero materiale a comportamento omogeneo in quanto ferro e calcestruzzo hanno, entro un certo intervallo di temperatura e pressione, lo stesso coefficiente di dilatazione che garantisce la compatibilità dei materiali aggregati.
Il calcestruzzo è composto da inerti di selezionata, differente granulometria che mescolati al cemento vanno a costituire una massa compatta e priva di discontinuità (in teoria).
Molto importante è la quantità e la qualità dell'acqua utilizzata per l'impasto, il grado di ossidazione superficiale del ferro (anzi acciaio controllato e certificato), la temperatura di posa e il tempo di maturazione...
Questo, molto in sintesi, per dire quanto c''è da controllare... Quante variabili insistono nel processo produttivo che intervengono a determinarne le caratteristiche meccaniche del prodotto finito.
Poi ci sono gli additivi per ovviare a una serie di inconvenienti... Ma questi hanno vent'anni...
Poi non si vede cosa contiene... Non è, in realtà, un materiale omogeneo, anche se considerato tale, ma composito, tanto che è molto complicato restaurarlo, oltre certi limiti di degrado, tanto da essere consuetudine la demolizione.
Un materiale, con il quale si costruiscono case, torri, ponti e gallerie, che ha una storia non di centoquaranta, ma di sessanta anni è un materiale giovane... (Lo sarebbe anche se ne avesse centoquaranta)...
Il cemento armato è un materiale che ha una ridotta sperimentazione rispetto ai materiali da costruzione classici, non abbiamo notizia di cemento armato che sta in piedi da dieci secoli.... E come potremmo averne?
L'attribuzione dell'aggettivo nuovo/giovane segue logiche diverse in relazione al bene/materiale/persona che ci si trova a valutare... Un chirurgo dei trent'anni è giovane, un'auto di cinque è vecchia...
Con questo non voglio dire che non sia un ottimo materiale che permette la realizzazione di opere o più semplicemente l'attuabilità di soluzioni in precedenza impensabili.
Notare che l'ing. Antonelli, molto scettico sull'allora neonato materiale, costruì a Torino l'omonima mole con struttura in muratura portante... Voleva dimostrare esattamente il contrario di ciò che ha dimostrato, ma questa è un'altra storia.
Mi viene in mente anche un altro architetto, tal Rudolph Schindler, austriaco, mi sembra, che ha operato in America nella prima metà del secolo scorso, quando il c.a. era considerato, ed a ragione, innovativo e rivoluzionario
I cultori tecnici e teorici dell'epoca, supportati da prove di laboratorio ed analisi chimiche, consideravano il materiale in oggetto pure impermeabile.
Il nostro architetto si fidò, progettò e realizzò una dozzina di appartamenti in Messico, mi sembra in Messico ma non ci giurerei, senza le tradizionali
protezioni dalle meteoriche e immancabilmente fecero acqua... E lasciamo perdere le ragioni tecniche...
Ecco, lo ripeto, questo argomento è un esempio di cosa io intenda e di come io ritenga giusto rapportarsi alle novità tecnologiche:
ben vengano, ma utilizziamole con intelligenza e soprattutto senza dare niente per scontato... E per fortuna ce ne sono altri che la pensano così.
Questo è l' ABC, bisogna anche sapper leggere tra le righe...
E con questo la chiudo.