Viaggi Cima Carega: sete di mountain bike

marco

Баба Яга
Diretur
29/10/02
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48
Monte Bar
www.mtb-mag.com
Bike
Diverse

Muldox sotto la Cima di Levante

Come abbiamo potuto perderci qui? L'unico bivio aveva due possibilità e secondo la cartina della Kompass quella che abbiamo scelto noi doveva essere la migliore. Ora stiamo portando le nostre bici su per un sentiero da capre, non abbiamo quasi più acqua e la Cima Carega manco si intravede. La giornata è calda e umida, litri di sudore vogliono essere reintegrati da dell'acqua di cui qui non c'è traccia, così come non si vedono altre persone o rifugi. Io e Muldox siamo semplicemente da soli in questo angolo delle Alpi. Ci inerpichiamo su per la montagna come due camosci. Ad un certo punto raggiungiamo una cresta e solo allora vediamo la cima che oggi volevamo raggiungere: è così lontana che l'unica cosa che facciamo è sederci sull'erba, guardare il sentiero sparire all'orizzonte dietro un costone e bere le ultime gocce dell'acqua calda provenienti dalle nostre sacche idriche. Il morale è a terra, dove crescono dozzine di stelle alpine, una rarità che in questo posto non è evidentemente una rarità.


Attenzione a non schiacciare le stelle alpine!

Questa è una di quelle storie che ha le radici nella mia infanzia. Non so quante volte negli ultimi anni io sia andato in bici su una montagna su cui ero già stato da bambino con i miei genitori. Il Carega è una di esse. Precisamente, sul Carega ho fatto la prima ferrata della mia vita con i miei zii, quand'ero adolescente. Essendo una parte della mia famiglia di Verona, il Carega è sempre stata una specie di montagna dietro casa, facilmente raggiungibile in macchina dal versante veneto. Il suo versante occidentale, invece, si dimostra essere di tutt'altra pasta: solitario e selvaggio. Non abbiamo incontrato una sola persona oggi. Io e Muldox siamo partiti da Ala, in Val d'Adige. Transitando su strade militari abbiamo guadagnato quota, malgrado il caldo afoso opprimente. E poi l'errore. McMic, l'ideatore dell'itinerario insieme a Shrek, ci aveva messo in guardia: "Comprate la cartina del CAI, la Kompass non è precisa!" Purtroppo ad Ala la sezione del CAI era chiusa e così siamo partiti senza la cartina giusta.


Il sentiero infinito verso la Cima Carega. Qui sotto la Cima di Levante con Muldox quando ci siamo persi la prima volta

Adesso dobbiamo prendere una decisione sensata. Senza acqua non possiamo concludere l'itinerario. Anche se arrivassimo in cima non ce la faremmo comunque a tornare alla macchina prima che diventi buio - siamo partiti troppo tardi. Unica via d'uscita: scendere in valle. Per fortuna questa regione è piena di sentieri militari: prendiamo il primo sentiero in discesa e finalmente si riaccende un sorriso sulle nostre facce cotte dal sole. Il trail risulta completamente fattibile in sella, con una pendenza costante e un bel flow. Ci porta in valle, dove finalmente troviamo una fontana di acqua fresca. Beviamo come due cammelli dopo la traversata del Sahara. Una cosa è sicura: questo tentativo è andato male, ma torneremo!


Un grazie a chi ha costruito questa strada

Un mese più tardi mi ritrovo al bivio famelico, questa volta con McMic. Non ci sbagliamo e imbrocchiamo subito il sentiero giusto, che si arrampica in direzione Cima Carega prima ripido, poi con una bella pendenza costante su un versante roccioso e molto spettacolare. Si riconoscono i segni del Genio militare, che sul Carega aveva costruito l'ultima linea difensiva prima della pianura padana, nel caso il Pasubio fosse caduto in mano austriaca: sentieri a zig-zag, pendenze umane, terrazze rinforzate e gallerie per mettere i soldati al riparo da attacchi nemici e intemperie. Per fortuna non si arrivò mai a combattere in questi posti, le strade e i sentieri sono però ancora oggi lì, a ricordare quella guerra.


Solitudine, oh solitudine....

Non fa più così caldo come durante il primo tentativo, malgrado ciò i miei tre litri di acqua sono quasi prosciugati quando riusciamo a vedere la Cima Carega (2259 m.). Il punto di inizio dell'itinerario si trova a 255 metri di quota, quindi sono più di 2000 i metri di dislivello da pedalare in un colpo solo. Dal punto di vista psicologico il problema è dato dal fatto che, una volta usciti dal bosco, è possibile vedere il proseguo del percorso - e questo sembra voler andare avanti all'infinito. Il panorama, che migliora con ogni metro di dislivello percorso, aiuta a dimenticare la fatica e sopratutto quella che deve ancora venire. Sembra di essere nelle Dolomiti, senza le loro orde di turisti, per fortuna.


McMic in action

Stanchi ma felici raggiungiamo il rifugio Fraccaroli, che segna il punto più elevato dell'itinerario, durante il primo pomeriggio. Guardando verso est vediamo che il nostro trail sparisce nella nebbia. Come accade spesso sulle montagne in prossimità della pianura padana, anche qui salgono masse di aria umida su un versante della montagna, mentre su quello opposto splende il sole. Io e McMic siamo gli unici avventori del rifugio e ci sediamo sulla terrazza panoramica, concedendoci un radler (metà birra e metà limonata) per la riuscita della salita. Lo sguardo spazia fino alla Val D'Adige, da cui siamo partiti stamattina. Sembra essere di una lontananza irraggiungibile. Solo una cosa può aiutarci a concludere il giro: la forza di gravità. È proprio questa che usiamo scendendo sui sentieri militari fino allo Scalorbi, poi sulla spettacolare strada militare che ci porta al Passo Pertica. Da qui siamo inghiottiti di nuovo dalla solitudine della Valle dei Ronchi, verso cui scendiamo su un sentiero tosto all'inizio, ma che per fortuna si fa sempre più fluido man mano che perdiamo quota.

It's a long way to the top if you want rock n roll

Dopo una giornata in sella è richiesta la massima concentrazione per non cadere. Siamo abbastanza sul distrutto quando raggiungiamo la carrareccia che ci fa scendere dolcemente fino ad Ala. Normalmente avrei protestato per aver annientato diversi metri di dislivello su una sterrata. Questa volta no.


La lunga marcia - McMic quasi in cima


Traccia GPS, Roadbook e tutte le info necessarie per pedalare questo giro

 
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Gingig

Biker marathonensis
17/6/07
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Provincia Milano
Molto bello !!! Secondo me Marco dovresti raccogliere i tuoi report in un book.
Son troppo ben raccontati.
Il Carega mi è parso anche più selvaggio del Pasubio come ambiente.
Sbaglio?

Peccato che Tabacco non copra la zona con le sue mappe, vista la diffusione che sta raggiungendo la casa editrice.
 

bikerstrike

Biker serius
4/8/09
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Obra di Vallarsa
Bravo! bellissimo, sono contento quando dei biker vengono da queste parti. Posso dirti che noi della zona solitamente saliamo a cima carega partendo da un tornante poco sotto Obra a 888 metri di quota, strada forestale che va a immettersi nel sentiero 117 che sale a passo buole(alcuni tratti a spinta). Può essere un alternativa x chi vuole risparmiarsi 600 metri di dislivello! Ancora complimenti!
 

SùeZò

Biker Historicus Studiorum
21/4/09
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Verona
leorigini.wordpress.com
Bike
Giant Trance 1.5 GE 2019
che dire, il giro è quello, il Carega per me è lo stesso...la mia montagna nella quale arrampicare, salire e peda le fotlare!!!!complimenti vivissimi Marco!e le foto magnifiche!!!
 

skiman

Biker serius
5/3/04
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Vicenza
Molto bello !!! Secondo me Marco dovresti raccogliere i tuoi report in un book.
Son troppo ben raccontati.
Il Carega mi è parso anche più selvaggio del Pasubio come ambiente.
Sbaglio?

Peccato che Tabacco non copra la zona con le sue mappe, vista la diffusione che sta raggiungendo la casa editrice.

Ottima idea il book con tutti i report di Marco!Di sicuro non gli mancherebbe il materiale da mettere!
Dai Marco pensaci su!!!
 

Gingig

Biker marathonensis
17/6/07
4.279
3
0
Provincia Milano
Certo capisco la professione, ma...
Che fisico ragazzo !!!
Mi son preso una G10 e già mi son pentito.
Tempo addietro facevo trekking con la reflex Canon al collo e dentro lo zaino, ma ragazzi che fatica....