"Spettacolarizzazione televisiva"... Posso chiedervi perchè ci tenete tanto? E non è nemmeno scontato che facilitare la copertura televisiva dia in tal senso una qualche garanzia di "diffusione": vedi il caso dell'arrampicata sportiva...
L'arrampicata sportiva, molto economica da riprendere, può essere trasmessa con facilità attraverso lo streaming o altri media dedicati, il successo le decreta il numero di spettatori. Se gli spettatori non ci sono vuol dire che lo sport è poco seguito, quindi significa che rimarrà visibile come sport di nicchia. Per la MTB c'è un problema alla base, cioè la difficoltà tecnica di una copertura televisiva del percorso, che sia in grado di trasmettere il senso agonistico (di cui tratterò in riferimento all'ultima citazione) della gara. A differenza dell'arrampicata però, questa copertura è molto complessa e la complessità deriva anche dalla geografia del percorso. Risolto quel problema, certamente la diffusione rimane legata al numero di spettatori, quindi un tentativo ben venga.
Un esempio locala, nel 2011, tutte le gare del bscup sono state riprese (
www.pianetagiovani.it), ma il risultato televisivo non ha ripagato lo sforzo, proprio perché i filmati sono risultati più delle cronache prive di pathos, che eventi sportivi (e chi ha girato le immagini, vi garantisco, ha notevole esperienza, sicura competenza e anche passione).
possibile che il tracciato olimpico lo abbiano dovuto modellare , ma non ci sono boschi o vallate degne di ospitare una gara olimpica ???
Il mio gruppo ha organizzato per 15 anni una dura gara XC nella nostra provincia. Percorso stupendo, in città, ma molto duro e tecnico, e completamente naturale. Quest'ultima cosa, bella sotto il lato emozionale, si è rilevata problematica nel momento in cui il nostro movimento ha cominciato ad avere numeri importanti 350 partenti. I passaggi duri divenivano imbuti, e in caso di pioggia tanti a piedi e troppi doppiati (Cattaneo ne doppiò 160 e meno di 70 si classificarono a pieni giri, che in tutto erano 3, mi pare nell'edizione 2008). Molti mi chiedono ancora perché non la facciamo più: perché alla fine le lamentele erano troppe e non potevamo trovare alternative né naturali né artificiali.
Questo mi ha insegnato che una gara, anche bellissima, può essere un fallimento se non rispetta un elemento fondamentale: mettere tutti nelle stesse condizioni di esprimere il proprio valore, indipendentemente dalla posizione, senza obbligare la seconda metà del gruppo a code disumane e doppiaggi certi. Nell'agonismo XC questo valore deve prevalere su tutti gli altri.
Non si tratta di un aspetto estetico (quando mai ?!), il tracciato ha poco a che fare con lo spirito della mtb.
Comunque dobbiamo accettare il fatto che non avessero scelta........forse.
Televisibilità ??
Personalmente ho trascorso ore e ore a vedermi il mondiale (grazie a Red Bull e al Forum).
Le riprese non saranno state impeccabili, ma garantivano la copertura di gran parte del percorso, in particolare dei passaggi tecnici, dove si vede la differenza tra chi è più che altro un grande atleta pedalatore e chi sa anche condurre il mezzo (altrimenti non è più mtbiking).
Sempre grazie alle inquadrature, si potevano "spulciare" le mtb, l'espressione dei volti, i meccanici al lavoro e .... belle figliole sui prati.
Più di così !
D'altra parte, chi vuol vedere una gara dal vivo, deve spostarsi nell'habitat naturale dello sport in questione e non viceversa.
Anzi, mi sembrerebbe di guardare una gara di ciclocross all'idroscalo di Milano.....ma quello è un altro sport.... o forse no ?!
Credo che in termini di riscontro, la trasmissione di un evento sportivo debba riportare non soltanto alcuni dettaglia, ma innanzi tutto il pathos. Chi ricorda le immagini dei 200 con record di Mennea, si esaltò per il recupero, e il senso assoluto dell'impresa del nostro atleta, e al tempo le immagini non erano così definite da farci contare le vene sul collo che si gonfiavano. I dettagli di cui parli sono la ciliegina sulla torta derivante dal progresso tecnologico, ma non stanno alla base della narrazione dell'evento, che quando è sportivo deve trasmettere il senso della sfida, della vittoria e della sconfitta. Perché lo sport olimpico, e di questo stiamo parlano (XCO,dove O sta per olimpico), nasce oltre 2000 anni fa per sublimare l'umana necessità di lotta, combattimento e vittoria, sostituendo sangue e morte della sfida dal campo di battaglia con qualcosa di superiore. Qualcosa che tenesse insieme le necessità estetiche (il discobolo di Fidia, altro non è che un tentativo di mediale di trasmettere il lato del gesto agonistico, che per i greci - almeno così la davano a vedere - doveva prevalere su quello del risultato - anche se poi gli stessi greci cercavano strategie per migliorare artificialmente le loro prestazioni - ), e quelle estatiche, cioè relative all'estasi che si prova a seguito della vittoria. Estasi che per scaricarsi non si accontenta del mero risultato finale, ma vuole vedere, con sofferenza e trepidazione, tutte le fasi della gara.
In conclusione credo che quello inglese è un esperimento che potrebbe - il condizionale è d'obbligo - aprire la strada verso un interessante cambiamento. Come tutti gli esperimenti il primo potrebbe essere deludente, ma credo che se il nostro sport si merita - ma non posso dirlo perché sono di parte - di essere maggiormente diffuso, organizzato professionalmente e visto, l'individuazione di percorsi adatti e innovazione organizzative (SBK docet) che siano in grado aumentare e rendere più trasmissibile (mi verrebbe da coniare "trasmettibile") il senso della competizione e della lotta, sono auspicabili.
P.S. I moderatori siano comprensivi, sono in ferie e oltre allenarmi ch'altro posso fare se non scriver - minchiate come - trattati.