Mio parere.
Dò ragione a Gullo e Teo e Ale87: in Italia la DH non è conosciuta. Chiedersi "perchè non ci sono campioni a livello internazionale" è come chiedersi perchè non ve ne siano nel "curling". Siamo 4 mosche bianche che si "buttanon giù dai monti", ancorati a principi del tipo "se gareggi fai DH, sennò fai FR, altrimenti qui o li...." nel frattempo c'è uno scozzese che con la pioggia si butta giù da un monte infangato e viscido...
Tettabeta:
- in francia ho beccato Chris Kovarik ed altri del Team Chain; c'è chi ha beccato Barel ed altri: dopotutto mi chiedo perchè un pro dovrebbe evitare le piste sulle quali poi si disputano le gare...mi pare una tesi alquanto fallace. In Italia c'è poca gente che pratica DH, i professionisti saranno 4 o 5 (forse anche meno: quanti sono che vivono di DH?), quindi è ovvio che avendo un territorio colmo di piste ed impianti di risalita, la probabilità di incontrare Zampieri o Bugnone è bassissima. A pila ho beccato O’Connor.
Forse il fatto è che in Italia i tracciati DH seri sono troppo facili, ma è una ipotesi, visto che per me sono già difficilissimi.
- Valentino Rossi: è proprio questo il male...in Italia dobbiamo aspettare un fenomeno genetico oltre ogni limite, proprio per il fatto che il talento è talmente elevato da dover necessariamente emergere. Nei paesi dove lo sport è cultura e professione, non hanno magari il fenomeno ogni 50 anni, ma hanno tutti ottimi atleti tutti gli anni.
Bamboccioni: credo che la correlazione sia nulla. Avere tutto pronto o dormire al freddo non credo faccia la differenza tra un campione ed una schiappa. E' una questione di passione, non di bamboccioneria, quindi sono d'accordo con quanto dello da Y.
A mio parere, in Italia manca una cultura dello sport in generale: nelle scuole francesi o anglosassoni (non dimentichiamoci che l'area dell'oceania è di stampo anglosassone) lo sport è una delle materie più importanti. Riuscire in una disciplina permette di accedere all'università ed alle borse di studio, preparando, ai più talentuosi, la strada verso un possibile professionismo.
In Italia, come già indicato da un ottimo intervento, sono solo le forze dell'ordine a rappresentare una culla di campioni: un campione ha bisogno di infrastrutture e supporto economico, nonchè tranquillità mentale ed economica, che lo sollevi da sensi di colpa o paura del futuro. In Italia fare sport è considerando spreco di tempo, come dimostrato dalla percentuale di obesi. Anche in ambito scolastico senti oscenità del tipo "non correte perchè sennò sudate....
I nostri atleti sono "professionisticamente" castrati alla nascita, quindi è ovvio che quei pochi che emergono sono un di cui di un numero troppo piccolo.
Da queste basi è difficile trarre fuori una cultura di abnegazione nei confronti delle rinunce: perchè allenarsi, soffrire, investire tempo (considerato da genitori ed istituzioni come "tempo perso"), quando il ritorno è solo passione, e con la passione non vai a fare la spesa?
Siamo nel paese dove chi fa l'università deve poi "riscattare" gli anni per la pensione e dove la ricerca è confinata in un cantuccio..figuriamoci se lo sport possa ambire a ricoprire il ruolo che gli competerebbe.
Quindi a mio parere:
- in Italia lo sport è considerato una perdita di tempo per invasati;
- della DH non interessa nulla a nessuno in Italia;
Il risultato non può essere differente dalla situazione attuale.