in teoria, è vero che la meditazione richiede un ambiente tranquillo, ma è anche vero che chi è tranquillo medita nonostante il caos, ma penso si roba per iniziati.
In merito poi a quanto detto dagli amici sin qui, credo che sia tutto bello e per certi obbiettivi anche fattibile, le capacità umane sono inesplorate, pensiamo alla "forza estrema" (così la chiamano in letteratura scientifica) che rappresenta la "somma della forza massimale e delle riserve di forza che possono essere mobilitate solo in condizioni particolari quali pericolo di vita, ipnosi, ecc ecc)"(Frey,1977).
Questo per ribadire quanto già stato detto sopra, che l'osservanza di un regime dietetico presuppone una disponibilità mentale e psicologica molto attivata, lo sanno i "digiunatori professionisti" che guarda caso sono religiosi appartenenti a tutti gli ordini e gradi di credo.
Non penso però, questo consentitemelo, che sport e digiuno siano una coppia molto affiatata, lo sport necessita di una alimentazione adeguata ma non di un regime dietetico restrittivo, e se così è, questo è per combattere una patologia molto evidente, l'obesità.
Quando la mente opera una scelta su di un percorso di rinunzia, quale che sia, si ritiene che questa scelta sia giusta e motivata, ben sapendo a quali rischi si possa incorrere. Un amico moto affidabile in materia, ha iniziato contemporaneamente a correre su lunghe distanze e una dieta vegetariana. Messosi in ottima forma fisica, e progredito fino a 20 km nella corsa si è sottoposto ad esami del sangue. Non tutti i parametri furono a posto, la sua delusione fu evidente, tanto quanto la sua fetta di vita spesa a rinunziare ai "piaceri" della tavola.
In effetti, quanto cercò di spiegargli un medico sportivo, fu che gli effetti di un regime restrittivo sull'alimentazione, sono più evidenti nel lungo termine. Mi raccontò ad esempio che spesso nell'arco della giornata si sentiva improvvisamente stanco, o che accusava un mal di gambe anche nelle ore notturne, oppure che la sua attenzione nel lavoro non era propriamente massima. Piccoli segnali non veri e propri colpi da ko, ma pungoli quotidiani con cui aveva imparato a convivere e, oggi, con cui convive serenamente.