Però capisco anche che una squadra che si allena vada con quella formazione per evitare che gli facciano il pelo a tutta la fila quelli che sorpassano senza andare sulla carreggiata opposta con tutte le modalità del caso.
Purtroppo è una coperta molto corta.
Tralasciamo gli imbecilli, ovvero quelli che fanno peli anche con strade enormi senza nessuno all'orizzonte (magari non lo fanno nemmeno per odio verso i ciclisti, lo fanno è basta, semplicemente non ci arrivano e lo farebbero in qualsiasi caso con qualsiasi cosa), quelli che proprio non hanno idea di come si faccia un sorpasso e gli idioti spericolati magari pure strafatti, che purtroppo non sono merce rara.
Nella realtà spesso abbiamo strade non troppo larghe, trafficate, magari tortuose, e le due categorie di veicoli (il bitumaro e gli altri veicoli) spesso viaggiano a velocità molto differenti. In salita poi le cose si complicano, perché anche una pendenzina del 5%, che in auto dovrebbe essere ininfluente, in bici si sente e acuisce il gap tra velocità.
Il problema è che se si applica alla lettera il CdS e il gruppo non si scansa...ci sono realtà in cui non potresti superarli mai. In decine di km.
E se è vero che tutti hanno il diritto al loro posto sulla carreggiata, non è che il diritto di ognuno debba per forza prevaricare quello di qualcun altro.
Aggiungiamoci poi che magari hai davanti il gruppone, trovi un buco favorevole per superarlo (e per certi grupponi equivale al sorpasso multiplo di diverse auto), lo superi in sicurezza, poi poco più avanti il traffico rallenta per n-mila motivi e cosa succede? Che il gruppone si accoda come farebbe qualsiasi altro veicolo? Assolutamente no! Soprpassa dov capita, chi a sinistra, chi a destra, chi sopra, chi sotto, e si ricompatta più avanti, e siamo punto e a capo.
Ecco quindi che, senza arrivare a certi eccessi, un po' diesasperazione viene. Quando poi li becchi, e li becchi, che ciacolano affiancati...
Per questo dico sempre, e nel mio piccolo cerco di metterlo in pratica, che nelle situazioni complicate anche i ciclisti devono collaborare e dare il loro contributo alla reciproca tolleranza stradale. Invece ognuno fa, nella miliore delle ipotesi, come se non esistesse nessun altro.