Alcuni mesi fa un mio paziente, affetto da una forma di cancro incurabile, rifiutò il vaccino, quando fu avviata la campagna per i pazienti fragili. "Ho paura, e poi ho altro a cui pensare". Inutili furono le mie parole per convincerlo, che proprio per lui era importante farlo. Che venire in ospedale tutte le settimane era rischioso. Dopo due mesi dall'inizio della chemioterapia prese il covid. Decorso per fortuna molto tranquillo, solo lieve febbre e raffreddore. In 3 settimane ne era fuori. Non così fortunata la moglie, allora non vaccinabile per via della fascia di età non ancora accessibile al vaccino (47 anni). Una donna sana, senza alcuna patologia ("dottó ma come è possibile? Mia moglie saliva le scale fino al quarto piano tutti i giorni con le buste della spesa, era un macigno"). In una settimana è finita in terapia intensiva. In un'altra settimana è morta di complicanze respiratorie. Il marito ha smesso di venire in ospedale, rifiutando le cure. Si è lasciato morire. Non sopportava l'idea di aver portato lui a casa il virus. Un paio di mesi fa mi ha mandato una email, una settimana prima di morire. Nel testo c'era scritto soltanto "che dio mi perdoni".
Vi riporto questa storia, solo per esprimere il mio punto di vista, non per altro. Ognuno poi ne trae ciò che vuole.
Per come la vedo io, vaccinarsi è innanzitutto una scelta di rispetto e responsabilità verso gli altri. Di chi amiamo ma anche della persona della porta accanto. È una forma di rispetto civico.
Non ti importa di tua moglie, dei tuoi genitori? Allora non ti vaccinare
Non ti frega nulla del vicino, magari cardiopatico? Allora non ti vaccinare, vada pure al Creatore, tanto è già mezzo acciaccato.
Pensi "che mi importa, si vaccinassero tutti gli altri, così il virus scompare lo stesso e io mi evito una iniezione". Fai bene, così come quelli che non pagano le tasse "tanto le pagano tutti gli altri".