Ciao a tutti! C'ero anch'io alla Legend, peccato che sto forum lo frequento troppo poco :\ mi sarebbe paiciuto trovare TMB -reduce ihc- e altri con cui condividere salite e discese.
Chi si rived! Ciao!
Questo il mio report:
01/04/07 Si riparte!
MX Lessinia Legend - Verona (VR)
E anche quest'anno è venuta l'ora di faticare: la prima tappa verso il Prestigio MTB e il Brevetto Nobili è la Lessinia Legend di Verona.
Evitato abilmente il caos code e parcheggi con un'alzataccia, ritirato il pacco gara senza difficoltà e gironzolato un po' per la caserma, alle 8.00 sarei già pronto per partire. Tocca però aspettare tutti (ma proprio tutti!) i 3000 iscritti che, inconsapevoli a cosa andavano incontro, si ritrovano intasati tra le campagne veronesi mescolati ai beoni diretti al Vinitaly.
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Alle 10.15, in ritardo di un quarto d'ora per aspettare i dispersi delle code attorno alla caserma, si parte: una volta usciti dalla caserma si viaggia come missili sul filo dei 50 all'ora fino alla prima salita (Monte Marseghina) dove quasi-tutti, inevitabilmente-e dopo aver tirato alla morte per cinque chilometri, si piantano. La salita tuttavia dura poco e, superati i primi intasamenti nella discesa, si può riprendere fiato in vista della successiva asperità, il Piccolo Stelvio, dalla pendenza abbordabile ma dagli infiniti tornanti, dove si incontreranno già i primi appiedati e le prime catene spezzate.
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Nei single track seguenti, attraverso un continuo saliscendi nel bosco, mentre i più schizzinosi creano imbuti per evitare le pozzanghere, i primi del percorso corto (partiti mezz'ora dopo) già ci raggiungono e passano come missili infischiandosene del fango e dell'acqua, anticipati dalle moto staffette che si fanno largo a fatica nel gruppone bloccato per una piccola pozza d'acqua. Quando inizia la discesa, però, finalmente si torna a pedalare veloci (qualcuno anche troppo, difatti un biker, disteso a terra in una pozza di sangue,-è vittima di un gravissimo incidente e verrà portato via con l'elicottero) raggiungendo in breve l'inizio della salita per Trezzolano.
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Qui lo stretto-e tecnico sentiero costringe molti al pied-a-tèr mentre io, imitando quelli di prima, mi metto a ruota di una motostaffetta e salgo senza alcun problema fino alla fine del sentiero; ancora qualche chilometro e il ristoro è accolto a braccia a aperte un po' da-tutti. Alle porte di Trezzolano, poi, sento un gran chiamare "Paola! Paola!": mi giro e una "certa" Paola Pezzo mi sfreccia accanto a velocità doppia, sparendo in breve in lontananza, così com'era arrivata; al bivio, però, lei tira dritto mentre io giro uscendo definitivamente dal caos, affrontando (a piedi) l'ostico muro verticale prima della parte finale dell'ascesa, dapprima su asfalto poi sterrato.
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Una volta in cima è opinione diffusa che la salita sia finita, ma dopo un breve tratto in discesa ecco la batosta finale: l'ultima rampa verso San Vito (al 30%) viene percorsa a piedi da quasi tutti, me compreso che, dopo essere riuscito a stare in sella per tutta l'erta, proprio negli ultimi 20 metri mi pianto e sono ahimé costretto a mettere il piede a terra.
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In ogni caso, comunque, la Cima Coppi di giornata è raggiunta: adesso è quasi tutta discesa per parecchi chilometri; "quasi", appunto: il continuo alternarsi (apparentemente senza fine) di discese tecniche e strappi, tratti veloci e contropendenze, mette in crisi uomini e mezzi; la pioggerellina che cade, ora sì ora no, fin dai primi chilometri aggiunge ulteriore difficoltà e insidie alla prova.
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Alla fine della discesa,-a tratti-infangata e percorsa a mo' di "slitta" date le gomme piene di fango e l'aderenza pari a zero, comunque, tutti ci arrivano; ma è da qui in poi che viene il bello: la salita verso Calesan e il Sasso Moro-è per molti un'agonia, e già si vedono i primi appiedati da crampi e fame, vittime di un percorso ben più duro del dichiarato; in più ci si mette anche il ristoro tanto atteso che ancora non si vede nonostante gli oltre 40 chilometri già percorsi.
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Per poter-mettere qualcosa sotto i denti bisognerà necessariamente guadagnare la vetta, dalla quale mancano ancora diversi chilometri comunque abbordabili: superato prima un freddo e ventoso tratto di cresta, poi-la veloce, tortuosa e divertente discesa-è la volta dell'ultimo dente, verso Monte dè Santi, corto ma comunque faticoso dopo 50 chilometri di ininterrotti saliscendi.
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Breve e tecnica discesa ed è quindi la volta della parte finale: un lunghissimo, monotono e noioso-rettilineo asfaltato, preferito-agli argini, campi e sterrati del 2006 giudicati "pesanti" in seguito alle recenti piogge; si formano allora diversi gruppetti e trenini, e io sono talmente "cotto" che non riesco neanche a tenere le
ruote a 25 all'ora: poco male, tempo un chilometro al piccolo trotto ed ecco, finalmente,-la linea d'arrivo.
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Poteva andare meglio, sicuramente; ma visto il periodo di convalescenza in cui mi trovavo dopo un periodo di malattia, la durezza del-percorso (fortunatamente-testato e visionato due settimane prima) e un meteo non dei migliori, va bene così: l'importante è arrivare alla fine.
La giornata si chiude quindi con il solito pasta party e, già che siamo sotto Pasqua, mi porto pure a casa l'uovo di cioccolato fortunosamente vinto alla lotteria. Le sorprese non sono però finite: essendo la data della corsa l' 1 APRILE non poteva mancare il tradizionale "pesce": pensa bene di farmelo l'omino Winningtime non inserendomi in classifica; tempo comunque qualche giorno e una serie di e-mail e il problema è risolto.
Si chiude così il primo appuntamento stagionale; nella prossima tappa si giocherà in casa: Gunn Rita Marathon del Montello!