Non sono molto d'accordo. Da questo punto di vista si potrebbero fare diversi passi in avanti.
Ma è un argomento articolato e forse non è la sede.
E siamo ancora nel solco della confusione di ruoli tra stato sociale e imprenditore.
E' lo stato che ha la responsabilità del benessere dei cittadini.
Che storicamente si si sia scaricato sull'imprenditoria, non vuol dire che fosse una strada corretta. A Termini Imerese avevano un assenteismo cronico, che si traduceva in un numero di impiegati (stipendiati) superiore a quello strettamente necessario a svolgere l'attività produttiva.
Il patto non scritto tra stato e FIAT era "tu mi crei occupazione e fai da ammortizzatore sociale in un'area depressa, facendo correre certe storture e garantendo occupazione agli inoccupabili, io a livello nazionale faccio politiche che ti spianano la strada"
Poi la FIAT è stata capitalizzata, si è fusa nel gruppo FCA e la nuova proprietà "che è 'sta roba? noi non dobbiamo niente a nessuno" e quindi vai di dismissioni e licenziamenti.
C'è chi dice che la colpa sia della nuova proprietà, insensibile alle radici storiche, io penso che l'errore di fondo sia ancora una volta non aver rispettato, da entrambi i lati, le regole. Patti chiari, amicizia lunga, si dice. Perchè i contratti esistono per questo. Ognuno fa il suo, rispetta gli impegni presi, e funziona tutto a regola d'arte.
Peraltro, se non avessimo buttato al vento miliardi in aiuti diretti e indiretti all'automotive, castrando intere filiere dell'industria dei trasporti (vedi la dismissione del ferroviario), forse adesso avremmo fondi e infrastrutture per far fronte all'inevitabile tracollo del settore.
Ma questo è solo un esempio. Se ne possono fare centinaia in cui questo capitalismo "si ma no", contaminato di interessi particolari, protezionismo, principi etici a intermittenza, e che ha creato solo casini e le premesse di disastri annunciati.