Domanda: tu imprenditore vendi al migliore offerente, perché - come giustamente dici tu - è arrivato il momento, e tutti i dipendenti ed i collaboratori che lavorano per quell'azienda che fine fanno? E tutti i fornitori con cui avevi stretto degli accordi che magari, a livello economico, facevano affidamento su di te? Fare l'imprenditore non vuol dire solo comprare e vendere quando è il momento, perché dietro ai numeri ci sono sempre delle persone.
L'imprenditore vende o non vende, perchè ne ha facoltà. Suo il rischio imprenditoriale, sua la prerogativa di vendere o meno.
L'azienda è sua, e fino a prova contraria non deve rendere conto a nessuno.
Il tuo è un discorso generalista perchè fa un mapazzone di responsabilità, principi etici, politiche nazionali...
Dal mio punto di vista, il vulnus, l'errore di fondo, è ibridare un modello capitalista con altri criteri e principi.
Non è responsabilità dell'imprenditore prendersi
cura del benessere economico dei propri dipendenti. C'è un contratto di fornitura di un bene (il lavoro del dipendente) a fronte di un compenso (lo stipendio). Ci sono delle garanzie e norme contrattuali da rispettare. Finchè l'imprenditore e il lavoratore le rispettano, stanno facendo ciò che è loro richiesto e dovuto.
Ogni volta che si calano principi "diversi", iniziano i problemi.
"La nostra azienda è una grande famiglia" = ti pago meno e creo un ambiente tossico in cui gli straordinari sono di fatto obbligatori
"L'imprenditore ha delle famiglie sulla coscienza" = c'è un regime parastatale keynesiano, inefficiente, in cui non vi è meritocrazia ma se ti azzardi a staccare i rami secchi ti trovi i sindacati in piazza
"E' una eccellenza italiana da difendere" = fino a ieri facevo utili a man bassa e me li ciucciavo io, ora non sono più competitivo sulla scena internazionale, perchè non ho saputo rinnovarmi e/o non ho investito, e busso alla porta statale per avere protezionismo e sovvenzioni
Ci sarebbe da aprire un discorso ampio e lungo anche sulla cassa integrazione.
Su aziende cotte e decotte, con piani di rilancio inesistenti, ma che si continuano a mantenere in vita a colpi di fondi pubblici.
Dal punto di vista della collettività, se quei soldi venissero impiegati per creare nuovi posti di lavoro, sovvenzionando e incentivando nuove aziende e imprenditori, ci guadagneremmo tutti.
Ma l'Italia è quel posto in cui l'iniziativa privata, l'imprenditoria, è sempre vista come un diavolo, da tassare e colpire. Soprattutto se di successo.