Grande Guerra MTB – Alle postazioni Italiane di Col Gallina

stefano alinovi

Biker serius
4/10/08
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salsomaggiore terme (pr)
Bike
Cannondale Habit
Il buon senso avrebbe voluto che questa mattina si stesse a “polleggiare” in camper. Ma quando mia moglie dice che si va…si va. Poche balle! Al grido di: abbiamo l’attrezzatura….siamo partiti.
Va ben l’attrezzatura da pioggia, ma cognizione vuole che comunque si progetti un giro non eccessivamente lungo che ci permetta, in caso di tempo veramente cattivo, di rientrare con una certa rapidità e sicurezza. Il giro l’abbiamo a portata di mano. E con questo giro prendiamo due piccioni con una fava. Sulla carta dei tour di mtb che abbiamo comprato nei giorni scorsi c’è un bellissimo itinerario che parte da Corvara e arriva fin su al Falzarego e da qui fino agli impianti di Col Gallina.
Beh!!! Noi siamo sulla strada, ne uscirebbe un giro abbastanza breve, ma con il tempo in essere sarebbe già un successo riuscire nell’intento.
A questo si aggiunga che abbiamo imparato che a Col Gallina, durante la Grande Guerra, erano piazzate le artiglierie Italiane che sparavano verso il Col di Lana, Lagazuoi Piccolo e Sasso di Stria.
Oltre a ciò, sappiamo che sull’itinerario di discesa dal passo di Valparola è situato un piccolo cimitero di guerra austriaco. L’occasione è buona per una preghiera.
Transitando poi dal passo di Valparola passeremo anche accanto al forte Intra i Sasc, più in là c’è il trincerone Vonbank e poi si pedalerebbe sotto il Sasso di Stria ecc ecc..
Ce n’è a sufficienza per catalogare questa piccola escursione nella categoria Grande Guerra MTB.
Flora è gasatissima e sotto una pioggerella fastidiosa ma sopportabile iniziamo a pedalare in direzione Malga Valparola.


Le pendenze non sono cattive ma, così a freddo (in tutti i sensi), impegnano immediatamente muscoli e polmoni.
Dicono che la fortuna aiuti gli audaci…evidentemente noi siamo audaci, infatti il cielo comincia a schiarire sulla Val Badia, e dopo poco anche sopra le nostre teste le nuvole cominciano ad aprirsi e la nebbia si dirada.
Dopo Malga Valparola le pendenze aumentano e siamo costretti a smettere il materiale antipioggia.
Anche se cade qualche goccia continuiamo a salire in abbigliamento più leggero.


La salita fino alla soprastante strada statale che porta al Passo Falzarego non ci da problemi particolari e tutto fila terribilmente liscio. Percorriamo qualche centinaio di metri su asfalto e giriamo a sinistra su carrareccia. Questa strada (che poi diventa sentiero) porta direttamente a Forcella Salares sopra il rif Scotoni.
Sulla destra di questa carrareccia si staccano due sentieri che portano fino al Passo di Valparola.
Il primo è piuttosto ripido e lo utilizzeremo come via di discesa.
Proseguiamo ancora in direzione Salares su quella che una volta era la strada statale del passo (ce lo racconterà un ex alpino che incontriamo durante la discesa davanti al cimitero austriaco). Le pendenze sono proprio da strada statale e si pedala bene

. Saliamo bene fino ad un certo punto, poi…poi ci sono le frane. Non so da quando, ma sulla via incontriamo tre grosse colate di ghiaia provenienti dalla montagna. Bianchissima ghiaia (sarebbe ottima da mettere in un bel giardino) ci sbarra la strada. Sui bordi della colata è stato ricavato un piccolo sentiero che ci consente di passare portando le bici a mano. Dobbiamo passare ben tre colate prima di arrivare ad immetterci di nuovo sulla statale del passo Falzarego (che poi va giù a Cortina) .


Da qui al passo di Valparola sono poche pedalate. Una foto davanti al rif Valparola,

e poi più in là un’altra foto davanti al museo del forte Intra i Sasc.

Il nostro itinerario ora ci porta a scendere proprio sotto le pareti del sasso di Stria. Qui cominciano un po’ di difficoltà…


La via è un bel single track stretto che fa slalom fra i grossi massi che sono direttamente sotto la galleria Goiginger.
Goiginger, chi era costui?
Goiginger era un comandante austriaco (della divisione Val Pusteria) che organizzò le truppe dell’Asse per la difesa del passo di Valparola. Fece sistemare il Trincerone Vonbank e, tra le altre cose fece scavare dentro il Sasso di Stria una lunga galleria (circa 400 mt) che consentiva di osservare anche la Cengia Martini senza essere presi di mira dalle mitraglie là appostate.
Passando sul bel sentiero mi fermo un attimo ad osservare gente che arrampica in falesia…


Beh…allora c’era chi si arrampicava…ma non per divertimento!
Mi torna in mente la triste storia del tenente Fusetti, che con un manipolo di uomini tentò la conquista del Sasso di Stria arrampicandosi fino alla cima. Fusetti riuscì ad arrivare in vetta, ma…non avendo ricevuto necessari rinforzi, fu sopraffatto dal contrattacco nemico. La salma del tenente venne gettata (presumibilmente per motivi igienici) nei canaloni sottostanti e mai più ritrovata. Poveretto…
Ora il sentiero si fa più tecnico e non ho tempo di pensare alla guerra, devo stare attento a non cadere fra i massi in agguato. La mia vecchia Merida non mi tradisce e mi diverto davvero. Avanzo un po’ e aspetto Flora che pian piano scende alle mie spalle.

Arriviamo ad un bivio, o torniamo sulla statale o continuiamo a scendere per prato. Ovviamente scelgo di seguire una traccia sul prato scivoloso. È ripido, ma, inaspettatamente le mie High Roller tengono bene. Solo nel piccolo traverso finale le ruote tendono a scivolare leggermente di lato. Scende bene anche Flora.


Ora la tracciola diventa sterrata e per un po’ riusciamo a scendere bene, poi sassi affioranti e gradini, su e giù ci impegnano davvero. Ad un certo punto il sentiero è talmente stretto e in salita che non è più pedalabile. Spingo avanti la bici e aspetto Flora che non arriva…
Preoccupato abbandono la bici e torno sui miei passi, e mi spunta davanti Flora con la bici in spalla in un elegante portage. Brava…non ci avevo pensato…

Il tratto seguente consente ancora qualche pedalata. Rimonto in bici e faccio per partire….per partire cerco di apporgiarmi su un sasso con un piede….Non so cosa sia successo di preciso, forse mi giro all’improvviso per guardare cosa fa mia moglie, forse prendo male le distanze, boh…fatto è che che quando faccio per appoggiarmi sul sasso…il sasso non c’è!
Cado come un sacco di patate sbattendo le costole su una bella lama di roccia. A nulla vale il protendere la mano. Annaspo inutilmente fra i rami di pino mugo. Sento una gran legnata al fianco e la schiena che si piega quasi a spezzarsi. Temo di essermi rotto la schiena. Flora resta senza fiato nel vedere la mia testa sfiorare un sasso…io sono senza fiato per aver sbattuto le costole. Dopo un attimo di grande dolore mi rialzo, faccio i conti dei rotti e vedo che, inspiegabilmente non ho grossi dolori e posso continuare l’escursione.
Anche questa volta mi è andata bene…spero di non star bruciando troppi bonus col destino….
Alla parola destino penso immediatamente ai poveri soldatini mandati all’attacco di postazioni nemiche inespugnabili…col destino inequivocabilmente segnato…
Mi rincuoro e riparto.
L’ultimo tratto di sentiero è tutto da spinta
E sbuchiamo proprio davanti alla cappellina sul passo Falzarego.


Dopo la foto di rito, facciamo un po’ di slalom fra le auto e le moto parcheggiate di fianco al bar e imbocchiamo il sentiero che mena agli impianti di Col Gallina.
A Col Gallina era situato un osservatorio di artiglieria e poco più sotto c’erano le batterie di cannoni che avevano il compito di martellare le posizioni austriache del Sasso di Stria, del Col di Lana/Sief e del Lagazuoi piccolo.
Non sappiamo bene dove siano situate, ma andremo a cercarle. Il tempo non è pessimo, speriamo che resista. Il colle non è lontano ma la salita è davvero dura.
Cerchiamo inutilmente cartelli segnaletici che ci indichino la posizione delle batterie. Pazienza, vediamo di raggiungere Col Gallina e poi vedremo. Qualche segno della presenza di fortificazioni ci deve essere…
La prima parte di sentiero è più brutta da vedere che da fare. La pendenza sembra terribile, ma è solo un’apparenza. Solo un netto solco da acqua che taglia in due il sentiero riducendo lo spazio a disposizione ci mette in leggera difficoltà. Alcuni escursionisti poi, si spostano sulla parte più ampia lasciandoci proprio una strisciolina di terra per passare. Arriviamo sbuffando al primo troncone degli impianti sciistici. Anche qui non si vede nulla…nessun cartello.

Flora è decisa a trovare queste postazioni che qualcuno mi da davvero ben sistemate.
Davanti a noi una larga via conduce direttamente al colle.
Decidiamo di salire.
Disilludo Flora sulla pedalabilità del tratto mentre provo ad inerpicarmi spingendo al massimo sui pedali. C’è poco da fare, anche sfruttando al massimo l’ampiezza della strada e zigzagando non riesco ad andare molto in la. Scendo e spingo. Dopo una prima balza riprovo in sella, salgo ancora un po’ e poi devo venire a più miti consigli e spingere…A Flora non va molto meglio…

Le mie costole per il momento tacciono….
Arrivati di cresta ancora non vediamo nulla di significativo. Due escursionisti che scendono dall’ultimo tronco degli impianti da sci ci fanno i complimenti per essere arrivati fino a li con le bici. Ne approfittiamo per chiedere notizie delle trincee e delle postazioni.
Finalmente ci danno notizie confortanti, le postazioni sono appena sopra l’arrivo della funivia.
Pedaliamo ancora un po’…superiamo gli impianti e vediamo un tracciolino che va proprio sotto un qualcosa che sembra una postazione in pietra. Il tracciolino in salita è davvero impercorribile, stretto e ripido ci richiede un altro divertente portage.

Nel mettermi la bici in spalla le mie costole protestano energicamente….ma l’operazione, anche se dolorosa riesce. Portiamo le bici per pochissimi minuti, eccoci di cresta ed eccoci davanti alle prime trincee.


Non sono tenute molto bene a dire il vero…ma continuiamo a cercare. Più in là un muretto in calcestruzzo, e, al’improvviso spuntano baraccamenti davvero ben tenuti. Danno davvero l’idea dell’osservatorio d’artiglieria e di un comando di “centro tiro”. Si vede che sono stati ricostruiti di recente, ma il lavoro sembra davvero ben fatto. Ci avventuriamo per scale e scalette….ma tutto è chiuso a lucchetto e catenacci. E’ un peccato…
La postazione è sistemata in modo ideale ed è ben protetta dal controtiro dei cannoni austriaci.

Ciononostante in questa zona il rumore deve essere stato assordante. Le “botte” delle cannonate in partenza, e gli scoppi delle granate in arrivo deve aver minato bene lo spirito degli artiglieri al lavoro. Anche se ben riparate alle postazioni comunque le cannonate arrivavano e la pioggia continua di sassi e schegge doveva essere veramente devastante.
Continuiamo la nostra visita….nei dintorni si notano parecchie tracce delle antiche postazioni ma il tutto è davvero malmesso, ci vorrà molto lavoro per risistemare il tutto.

Saranno le condizioni meteo che rendono scura la zona, ma l’idea è quella di un luogo spettrale che mette i brividi. Mentre sul Col di Lana ora c’è un bel prato fiorito e le mucche che allietano la vista, qui la roccia la fa da padrona, e rende “tagliente” il panorama.
Le nuvole all’orizzonte si vanno incupendo un po’ troppo e il vento si fa teso e tagliente…
E’ ora di rientrare.
Qualche goccia d’acqua ci consiglia di vestire il copri casco e il giubbino impermeabile.
La discesa è davvero divertente, e come tutte le cose divertenti finisce velocemente. In un attimo siamo al passo Falzarego.
I miei muscoli si sono raffreddati e le mie costole mi stanno cantando l’Aida….fortunatamente in discesa, le braccia sono in appoggio e non sento dolore….in salita…cominciano ad essere cose serie.
Flora fa una sosta al Forte Intra i Sasc a cercar cartine, e mentre monto la guardia alle bici ne approfitto per scattare una foto ad un figurante. Tento di intervistarlo ma parla solo tedesco ( in inglese non ci provo), comunque sia riusciamo ad intenderci sulla provenienza della divisa: Alpen Corps tedesco .

Ci avrei giurato!...gli italiani ovviamente li conosco….i Kaiserjager hanno una divisa di un altro colore….non rimanevano che loro…i soldati che sono accorsi in forza alla difesa del passo ai primi di giugno del 15, mentre gli italiani stavano aspettando le artiglierie, stavano aspettando le autorizzazioni del ministero della guerra ecc ecc…
Fa niente…Flora ritorna munita di cartoline e libretto esplicativo…ma non della carta che andava cercando.
Riprendiamo la via di discesa verso la Malga Valparola….
Le mie costole dicono sul serio, ma abbozzo….
Scendiamo veloci lungo il sentiero fino al piccolo cimitero di guerra austriaco. Le croci sono sempre meno e sempre più malridotte. Ne raddrizzo una, mi fa compassione vederla così rotta per terra…poi salgo alla piccola cappella dove Flora è già entrata.

Mi colpisco un paio di scritti….li fotografo per serbarli nella memoria…e leggerli ogni tanto quando mi viene voglia di arrabbiarmi.

Prima di andare Flora intona un commovente “Signore delle Cime”…
Un bel “magone” non me lo toglie nessuno….e fa sparire anche il male alle costole.

Nell’uscire incontriamo un anziano signore con la moglie….Ci racconta che ha fatto il m ilitare da queste parti…dove era la strada…come la liberavano dalla ghiaia…allora passava pochissima gente…Poi cita gli anni in cui era qui come militare….pochi anni prima che lo facessi io…ma sembrano passati secoli….ora la storia è ben diversa…già…molto diversa…
Restano pochi chilometri alla fine della escursione…
Scendiamo di volata alla Malga Valparola lungo il Tru d’le fer…
Lascio la via principale per fare un paio di tagli in single track….poca roba…ma divertente. Alla malga Flora va a veder se fanno il kaisersmarren….nel menù non c’è…prendiamo su le nostre canne e decidiamo di andare da Antonio al centro fondo a mangiare una “mela”.
Nella piccola risalita lo spingere sui pedali mi fa veramente male alle costolette ferite. Devo scendere e spingere…Dolores….
Fortunatamente il centro fondo è vicinissimo. Ci fermiamo e mangiamo….Pare che la “mela” sia taumaturgica e curativa. Dopo la sosta soffro un po’ meno…
Il campeggio è a pochi passi, e mentre sistemo le bici…il cielo si apre in una pioggia davvero poco simpatica….appena in tempo..
 

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