E noi che cerchiamo l'ultima frontiera della tecnica..

Otonare

Biker novus
27/1/09
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Verona
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Spulciando il web, cercando in particolare un itinerario nella Val Visdende, sono capitato per caso nel diario di viaggio di un gruppo di amici milanesi nell'estate del 1975.
Vorrei farvi notare le biciclette che avevano e dove sono passati, sentieri che noi oggi faremmo solo se armati dell'ultimo grido della scienza e della tecnica in fatto di meccanica ciclistica.
Le foto non sono delle migliori, anche le macchine fotografiche hanno fatto un bel passo in avanti..
Mi sono vergognato un pò pensando che ho cambiato la mtb perchè senza freni a disco e una migliore forcella non riuscivo ad affrontare certe discese.
Mi piacerebbe che qualcuno di quel gruppo si facesse vivo, magari avvisato da qualcuno che legge qui e lo conosce, per sapere se va ancora in bici e per conoscere il suo parere fra le escursioni di allora e quelle odierne.
La discussione è aperta.
Questo è il link del viaggio: [url]http://www.brugnatelli.net/vermondo/ciclaspis/1975-Friuli.html[/URL]
Grazie a tutti e buone pedalate.
 

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Giro con piacere la mail di risposta inviatami da uno dei partecipanti a quel tour nel '75:

Salve, l'amico Vermondo ha passato a tutto il gruppo di amici che hanno fatto quei giri in bicicletta ormai un bel po' di anni fa, in modo che prendessimo contatto.
Credo che Eliseo le abbia già inviato una mail. Rispondo a titolo personale ma penso di interpretare bene anche i pensieri di tutti gli altri. Fa piacere che qualcuno apprezzi gli sforzi fatti allora con le "tecnologie" che avevamo a disposizione.
Come hai evidenziato: non c'era GPS, né Carbonio, né freni a disco, ma vorrei aggiungere che non c'erano neanche: le forcelle ammortizzate, le scarpette con l'aggancio rapido ai pedali, i cambi a 27 rapporti con le leve al manubrio, i tessuti e gli indumenti odierni, le barrette energetiche o le polveri per reintegrare i sali, e così via.
Se ha visto le foto dei vari giri (specialmente quello del Friuli) ha visto che avevamo delle bici da corsa modificate (penso peso complessivo non inferiore ai 15 Kg.), con cerchioni robusti, parafanghi e portapacchi per portarci tutto l'occorrente per 3 settimane di vacanza: un peso che di media era sui 20-23 Kg.
I cambi ovviamente con le leve solo al telaio (le leve al manubrio erano ancora da fantascienza) avevano solo 10 rapporti (42-52 anteriore e 15-31 posteriore).
Quando in questi tempi faccio ancora alcune di quelle salite, confesso che mi stupisco, che ci facevamo Sella Carnizza, o lo Stelvio o il Galibier con oltre 20 Kg. di bagaglio con il 42-31. C'erano alcune cose ad aiutarci: l'età, la passione ed il fatto di essere un gruppo di amici affiatati. Concordo che ora si sta a volte un po' troppo a guardare gli aspetti iper-tecnologici o medico-dietetici, perdendo un po' il fascino dell'avventura. Fare un paragone come lei chiede tra allora ed oggi è molto arduo: non mi riferisco al salto di tecnologie e di mezzi (che peraltro è come passare dalla preistoria all'era spaziale), ma al fatto che tendo sempre a dare maggiore peso agli anni passati e alle scelte fatte in gioventù. Oltre alla bici ho avuto una forte passione per la montagna (in particolare arrampicata e sci alpinismo) e trovo dei paragoni nelle tendenze di questi due sport: si sta andando sempre di più su una iper-specializzazione: si vorrebbero avere 4 o 5 bici a seconda del tipo di uscita (downhill, soft-tail, hard-tail, ecc), si cerca di sapere prima i particolari più piccoli (tracce GPS, punti di ristoro, punti di attenzione, descrizione) e ci si affida ( a volte anche come scusanti) alla tecnologia (carbonio, grammi di differenza tra un telaio ed un'altro, ecc.) e si fanno allenamenti e training specifici al tipo di uscita.
Lascio questa tendenza di super specializzazione a chi fa competizioni.
Certo anch'io ho cambiato bici e uso una MTB con forcella ammortizzata ed una bici da strada un po' più leggerina. Ma il fascino di cercarsi l'itinerario semplicemente studiandosi una cartina, con il rischio di prendere magari anche quale "sola" o di perdersi tra strade forestali, è una componente che dà un po' di piacere in più.
Sicuramente 30 anni fa c'erano molto più strade sterrate o molto poco battute da auto rispetto ad ora che asfaltano anche le strade forestali fino alle malghe in quota, ed il traffico era un po' più umano lasciando la possibilità di trovare piacevoli itinerari anche a pochi chilometri da Milano. Appena ho tempo cercherò di intervenire sul forum che ha indicato. Grazie da parte mia e di tutti gli amici per questa sua email.
Pietro Moretti, Trento
 

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