La mia C2C inizia con un dubbio:
sara' bella come l'edizione 0? Che gruppo trovero'? Mi annoiero' a rifare la stessa cosa?
Tuttavia il pensiero di affrontare una nuova avventura con molti degli amici storici, fa passare in secondo piano qualsiasi titubanza e quindi, preparate armi e bagagli, si parte.
Gli auruspici, del resto, si erano pronunciati chiaramente, a dispetto di alcuni contrattempi che avevano inficiato la vigilia.
Gia' sul pulmino le sensazioni erano positive, ma poi, raggiunta S. Leone e sopratutto davanti ad una bella pizza, la mente iniziava a nettarsi di tutti i fastidiosi pensieri che avevano disturbato la vigilia.
Da questo momento in poi e' tutto un turbinio di cose belle e faticose. Di sudore, polvere, acqua, cibo, discese da brivido, insetti, confort e selle scomode.
Il godimento e la grande fatica, come un chiaroscuro, come la mia terra, che riserva bellezza e orrore allo stesso tempo.
La soddisfazione di affrontare salite proibitive con un passo da scalatore e la sofferenza del mal di stomaco dell'ultima giornata, malcelata e repressa per non privarmi del piacere di condurre gli amici sulle sterrate dove, usualmente, smusso i tasselli delle coperture.
Dei ragazzi che dal continente si scapicollano qui per vedere come siamo fatti e di che si tratta.
Un milione di foto per rubare l'essenza di quello che stiamo facendo.
Un gruppo di abusivi che non riescono a scrollarsi il bitume dalla mente.
Il bitume che vuole sondare la mente, o meglio la testa, di un'incauto "cannibale".
Un grande cielo stellato durante un'ammuttabike non previsto, un' altro cielo, brillante in purezza, dopo la scoperta di una valle, miracolo della natura, tra lande deserte.
Racconti minimi di vita, immaginati da poche parole pronunziate dopo scollinamenti impossibili, spinte da una gioia straripante che supera la barriera della nostra riservatezza.
La puerile felicita' per avere superato la paura delle discese di un biker conterraneo.
La riconoscenza per avere aggiustato un cambio capriccioso.
Un torrente in piena da guadare davvero. Il tenere nascosta la presenza di un ponticello 1 km piu' avanti a 40 bambini che sguazzano felici nell'acqua passandosi le bici di mano in mano.
Il solito rompicoglioni che non riesce a rilassarsi neanche dentro tanta grazia di Dio.
Cavalli in cima ad una collina che ti fissano cercando di capire cosa sei.
Due greggi che si fronteggiano.
Una tettoia che va arrosto per preparare l'arrosto.
Pesche saporite come il nettare degli Dei, pane e salame piu' buono del caviale.
Le lacrime alla vista di Palermo che si concede generosa da una rampa di roccia e pruvulazzo.
Dei dirupi dolomitici, ma tanto il mare e' la' dietro e ne sento il profumo.
Il duello all'ultimo sangue tra il cinghiale e la bici orizzontale di Ziocrazy.
Che altro dire? E' passata una settimana, ma ancora fatico a dipanare la spirale di luoghi, persone, sensazioni.
Faccio fatica a dare un'ordine cronologico alle cose fatte e forse non lo voglio fare, magari perche' "semel" abbandonarsi nel limbo, nella zona d'ombra del dormiveglia tra cio' che e' e cio' che e' nella mia mente, e' la giusta dimensione per rievocare la mia C2C.