Odissea 2010

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brenbyke

Biker serius
11/19/09
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Padova
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“Porca miseria ma qui mi tocca andare in mezzo alle erbacce!”- disse Beppe spingendo la sua bici in mezzo alla sterpaglia, seminata di rocce; “Ma dive c.. sono finiti!”.
Era chiaro che Beppe si era perso.
Dopo qualche centinaio di metri in salita, raggiunse uno spiazzo che dava sulla vallata sottostante.
Di fronte a lui si estendeva una vallata circondata da colline, e in mezzo un fiume che disegnava col suo percorso una scia luccicante. Tutt’intorno le cicale festeggiavano con il loro verso il pomeriggio di agosto. Beppe si tolse il casco per asciugarsi i sudori che scendevano dalla fronte, e rinfrescarsi sorseggiando un po’ d’ acqua. Ad un tratto sentì dei rumori, sembrava arrivassero da ovest, e rivolse lo sguardo in quella direzione. Alla sua destra c’era una strada sterrata che si mimetizzava in mezzo alle piante di fico e ulivi. “ Vado a vedere se sono da quella parte” disse mentre iniziò a pedalare. Svoltata la curva si fermò bruscamente facendo sgommare la ruota posteriore.
Lo spettacolo era impressionante si ergevano all’interno di una cava di recente fattura, delle colonne greche alte 3 metri (circa), mentre altre erano stese al suolo in modo disordinato. Nella parte che era in fase di scavo si vedevano tre studenti che armati di pala e pennelli cercavano di estrarre dal terreno un pezzo di un timpano del tetto di un tempio. Incoraggiato dalla vista dei giovani, Beppe si lanciò nella discesa, in questo momento stava mettendo in atto la sue esperienza, eseguendo dei passaggi in mezzo alle rocce e tra le radici delle piante. Il tipico pendio praticato solo da capre. In breve arrivò, e chiese:
“Ciao avete visto dei ciclisti passare di qui?”;
“Sorry we don’t speak Turchish”
“Ma quale turchish, i’m italian, i’m looking for my friends, you see somebody in bycicle in the last hour?”
“no sorry”
“Eh sorry.., va beh!”
“Ma che state cercando? La casa di Ulisse?”
Raccontarono che erano inglesi e stavano eseguendo dei lavori per conto della facoltà d’archeologia… Il discorso non fu terminato in quanto erano arrivati anche Nando e Patty.
“Finalmente ti abbiamo trovato, pensavamo di doverti lasciare qui in mezzo alla steppa “ disse Patty.
“Bella roba cos’è !” disse Nando…
 
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brenbyke

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….. Anche gli amici rimasero incantati di fronte ai resti di un’antica civiltà. Tutti assieme si diressero verso al luogo che avevano stabilito la base. Un albergo sulla provinciale che da Izmir porta ad Efeso un albergo a tre stelle dove la gente si ferma di passaggio per uno o due giorni al massimo. Invece i nostri amici si erano stabiliti in quel luogo per trascorrervi una settimana, approfittando della vicinanza a vari siti archeologi, tra cui il principale Efeso, uno dei più noti siti archeologici del Mar Mediterraneo.
Beppe: “Avete notato che da queste parti ci sono poche persone che vanno in bici? Qualche motorino o auto, ma bici rarissime.”
Patty: ”Figurati se hanno tempo di andare in bici, non vedi che sono indaffarati a lavorare? Lavorano almeno 10 12 ore al giorno, anche i giorni di festa. La gente che abbiamo incontrato fino ad ora è molto gentile,!”
Nando:” Si hanno delle abitudini molto semplici. Del resto con quello che guadagnano non hanno gran che per far festa!”
Patty: Ok domani ci servirà un furgone per portarci le bici fino a Odemis, andremo al lago Golkuk Golu, e poi andremo su fino Boz Dag quota 2100. Dalle mie informazioni risulta poca distanza ma non so come sono i sentieri.”

Beppe:”Questa sera kebab e per concludere il the turco che mi piace.”………
 

brenbyke

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Il sentiero che secondo Beppe portava alla cima del monte Boz Dag finì. Si trovò in un bosco fitto, il sentiero ormai era scomparso tra gli alberi, ma Beppe cercava una via d'uscita, una traccia che lo portasse alla cima, trovò invecie i resti di un vecchio caseggiato. Il mucchio di massi calcarei tagliati a mano era ormai avvolto da arbusti e semicoperto di foglie.
Guardando all'indietro cercò di fissare nella memoria dei punti di riferimento per l'eventuale ritorno.
Il bosco riempiva con il suo silenzio l'intorno, a 360 gradi non c'era traccia di anima viva.
Era da un pezzo che Beppe stava spingendo la bici, e il tintinnio dei rami sui raggi delle ruote lo preoccupava. La cima del monte non si vedeva più, era avvolta da una coltre di nubi biancastre che in poco tempo avevano coperto il cielo. Andò più avanti, mentre pensava ai suoi compagni che si erano fermati alla fine del sentiero dove avevano deciso di aspettarlo, e approfittando della sosta si erano stesi a riposare. Erano ormai trascorse tre ora dalla partenza, e Beppe aveva voluto proseguire fino alla cima. Sembrava a quel punto una impresa impossibile, proseguì ancora, passando in mezzo ai rami secchi degli abeti che si spezzavano. A volte era costretto a prendere il giro largo per superare dei massi che spuntavano dal terreno come dei monoliti, finche non udì un fischio assordante e girandosi di scatto intravide un'ombra come di un animale che si nascondeva dentro ad una cavità di uno di essi.
Poteva essere una marmotta, ma non ne era sicuro, il richiamo d'allame sembrava proprio di una marmotta, ma non sapeva che si potessero trovare anche in quel luogo. Si bloccò quasi trattenendo il respiro e senza fare movimenti bruschi estrasse la macchina fotografica, e puntò l'obiettivo verso la cavita da dove era uscito il verso del animale misterioso. Un piccolo movimento all'interno e Beppe fece scattare il clic. Si era proprio una marmotta che allertava le sue compagne di un possibile pericolo.
 

brenbyke

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Ormai esausto Beppe raggiunse la vetta, gli ultimi due chilometri li aveva fatti spingendo la bici, non c'era un sentiero percorribile in sella. Le nuvole erano rimaste più basse e la vista che lo circondava era un soffice manto di nubi color latte.
Soffiava un'aria fredda, e anche con la maglia pesante Beppe sentiva che la temperatura era notevolmente più bassa, pensava al posto dove aveva lasciato i suoi amici, che avevano scelto di fermarsi a riposare rinunciando così alla scalata della cima. Giusto il tempo di mangiare un panino e bere un del te, e poi giù. La discesa premiava Beppe per la fatica fatta all'andata. Non appena imbocco il sentiero ebbe modo di dare prova della sua abilità.
In breve fu dai suoi amici ed iniziò a raccontare ciò che si erano persi. Fece vedere le foto che aveva scattato, e tutti assieme discesero dal monte verso l'albergo che avevano preso come base.
 

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