In attesa che smetta di piovere ...

patbici

Biker serius
9/10/19
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bologna
Bike
Cube race one - triban rc 520
Il maledetto COVID ....
Lavorando in autonomia, il COVID mi è passato a fianco, ma non ha avuto un impatto diretto sulla mia vita.
Andavo in studio anche nel 2021, quando il mondo era immobile, col fiato sospeso.
Ricordo queste strade vuote, con le gazzelle agli angoli delle strade e il telefono improvvisamente ammutolito.
Ricordo anche il sollievo dato dalla possibilità di muoversi e girare in bici, e le mezz'ore passate su koomoot per strutturare il percorso più lungo possibile da compiersi all'interno del mio piccolo comune. E il sollievo derivante dalla scoperta di poter girare anche fuori dai suoi confini.
E tuttavia .... quando era passata anche l'ondata omicron, quando pareva finita .... ci sono caduto anche io.
Due settimane rinchiuso in casa a far tamponi e cercare di lavorare sul tavolo della cucina. Alcuni giorni di male alle ossa e tosse cavernoso. Alcuni giorni di febbre e poi il nulla, salva la tediosa conta dei minuti che mancavano alla fine della quarantena.

Ma tanto normale, alla fine, non è.

Avevo sentito parlare dell'assenza di fiato da covid, ma mi era parsa una di quelle cose da giornali da casalinghe. Una di quelle "malattie impiegatizie", con la tizia che ti telefona dicendo che ha 37.5 e il medico gli ha dato 4 giorni. E tu, che è una vita che lavori anche con la febbre a 39, rispondi con falsa solidarietà: "accidenti, mi dispiace, non preoccuparti, ripigliati". E intanto, dentro di te, pensi: "37,5 e stai a casa 4 giorni? vergogna".

Sarano anche cose da casalinghe, ma sono settimane che mi pianto ad ogni salita sostenuta, col fiatone e il cuore a 1000.
Le gambe ci sarebbero, è il fiato e il cardio che non ci sono più.

Anche ieri, giretto pomeridiano. Caldissimo e umido, da seccare le labbra come nel deserto. La borraccia da 1 litro, riesumata per l'occasione, che finisce in un'ora. L'idea era quella di partire da Bologna, arrivare intorno a Sasso Marconi facendo la Porrettana e poi salire per Monghidoro. E dopo, boh, le alternative per proseguire erano tante, a me sarebbe piaciuto proseguire per l'eremo di Tizzano.
Dalla Porrettana a Monghidoro è' una salita ragionevolmente tranquilla, abbiamo fatto molto di peggio. E' bella, anche, immersa in colli lussureggianti di natura.
Eppure, dopo soli 4 chilometri, ancora una volta il vuoto: niente fiato, cardio a 6000, bisogno di fermarsi.
Non rallentare (che comunque sono già abbastanza lumaca): fermarsi, piegato in avanti sul manubrio, col cuore in gola.

Ero talmente frustrato che ho girato la bici e sono tornato indietro. Mi è venuta voglia di una elettrica, e ho detto tutto.

Sgrunt.
 

Old Blueyes

Biker strambus
6/17/20
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Vergate sul minchio
Bike
Rockrider "Cancellum lentus lentus"
Mancava poco mi trasportassero al civile per l'intubazione; ci ho messo un anno a recuperare dal maledetto, e ancora oggi al 100% non sono (sia a "giri motore" che ad olfatto), dopo 18 mesi.
Questa carogna per alcuni è acqua nel gargarozzo, per altri è petrolio.
 

patbici

Biker serius
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Cube race one - triban rc 520
Domenica, la sveglia suona alle 6.
Sono gia' sveglio da ore, con sto caldo dormire e' difficile.
Mi alzo, mi vesto in silenzio e scendo, in attesa del mio amico F.
Mentre lo aspetto, monto la bici sul portapacchi e controllo, per la decima volta, di avere abbastanza acqua.
Nelle ultime settimane, anche a causa del covid, ho messo su qualche chilo, e si sente. Appena mi muovo, col caldo, sudo come una bestia, e dovrei girare con l'autobotte a rimorchio.

Arriva F. E tutto fiero sfodera una bici il cui telaio e' quasi completamente avvolto in strati di domopak. Per non rovinarlo mentre andiamo, dice. Io mi chiedo se si droghi, ma non dico niente. F. e' uno preciso, e posso capire che l'idea di un sassolino che urti l'amato telaio in carbonio gli provochi le convulsioni.

Mi metto al volante, fa gia' caldo. Svuoto una delle borracce, tanto partiremo da un parco, vicino ad una fontanella dove faremo il carico di acqua fresca.
Diversamente dal solito, stavolta ho studiato. Ho preparato personalmente la traccia incrociando i dati di koomot e dell'app "fontane", e il percorso ci portera' di fianco ad ogni punto acqua vicino al nostro percorso. Di sete, quindi, non moriremo. Posso sudare in pace.

30 km dopo siamo a Mordano, tra imola e Ravenna. Un chilometro di lato, da qualche parte, c'e' l'imbocco della ciclovia del santerno e davanti a noi c'e' l'appennino. L'obiettivo e' Castel del Rio, passando per imola, borgo tossignano e fontanelice.

Sono molto gasato. E' un percorso che ho gia' fatto questo inverno, con bici da strada e ruote gravel. Pero', arrivato a fontanelice, non lo completai, il tempo era poco e dovevo rientrare presto. Invece, oggi, ho la giornata libera, anche se una vocina mi dice che dovrei lavorare un pochino. Ho appena compiuto gli anni, pero', e dopo i 50 il tempo e' il regalo piu' prezioso. Mia moglie, generosa come sempre, mi ha dato il via libera.

Siamo pronti. Partiamo. Mentre pedaliamo, seguendo obbedienti le indicazioni del suunto che ci dice il percorso, ci prendiamo bonariamente a vicenda per il chiurlo. F., oggi, e' un bersaglio facile. Ha un completino tutto bianco, completsto da un vistoso paio di occhiali da sole scuri con la montatura bianca che sembrano usciti dritti dagli psicadelici anni 60.
In compenso, io ho curato particolsrmente i colori, e sfoggio un completo bianco e rosso, con casco azzurro, bici grigia e borraccia rigorosamente arancione. Tra tutti e due siamo sui 110 anni. Lui sembra un vecchio gelataio equivoco, io sfoggio la tipica eleganza dell'umarel devoto al cantiere.

Il piatto forte, pero' e' la mia bici. Simil gravel, di derivazione frontino, con manubrio a piega ammerigana e ruote assottigliate perche' siano piu' scorrevoli. L'ho concepita e realizzata io, poi ho speso una enormita' di 2 meccanici per mettere a posto i pochi casini che avevo combinato io e gli innumerevoli che aveva combinato il meccanico n. 1.

20220619_163144.jpg

Ma ora finalmente funziona e - sella troppo morbida a parte - va benissimo. E' brutta, ma anche bella. Anzi: e' brutta come un capolavoro di arte moderna, e scuserete la citazione del Sergente Hartmann.

(Segue)
 
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E si va.

A imola raccattiamo degli amici e in quattro ci dirigiamo alla volta di Castel del Rio. Capitan C. ed L. con le gravel, io con l'accrocchio indefinibile ed F. con la stradale e le mie seconde ruote "gravellizzate". E' quello coi rapporti più duri. Non lo sa ancora, ma la pagherà cara.

Fino a Fontanelice e' una scampagnata. Si ride e si scherza. Ogni tanto un guado, da fare bici in spalla saltellando da un pietrone e l'altro. Ogni tanto una comitiva di elettrici ci passa in volata, guardandoci con sorpresa. In effetti, le MTB muscolari, in giro, sono sempre di meno e una signora, che grazie al motore spinge un rapporto improbabile, ci fa pure i complimenti.

In realta', l'uomo elettrico ce lo abbiamo anche noi. Il nostro Capitan C., di recente, ha scoperto durante un banale controllo di avere una brutta dilatazione di un'arteria. Gli hanno proibito gli sforzi addominali e decretato che la sua vita in bici era finita. Lui ha negoziato col chirurgo e si sono accordati per l'elettrica, "e motore acceso, non fare il furbo". Ora sfoggia una e-gravel dall'aspetto cattivissimo, di cui sono molto invidioso.

Ma torniamo alla ciclabile. Fino a Fontanelice, dicevo, e' 'na passeggista di salute. Dopo Fontanelice, chi ha tracciato il percorso si e' fatto prendere la mano.

Salite fino al 27% di pendenza, discese ghiaiose ad oltre il 15... mentre scendo, attento a non bloccare le ruote per mantenere il controllo della biga, penso al video pubblicato dal Comune di Imola, in cui mamma e bambino sui 10 anni pedalano felici e lieti su strada ampia et ghiaiata, fino a trovarsi senza sforzo o periglio sul famoso ponte a schiena d'asino di Castel del Rio.

Gia' immagino la scena:
"Fai la discesa, Gigino!"
"No, Ma', giu' nel burrone no!"
"Ma dai, e' una ciclabile per famiglie".
Risposta irripetibile da parte del minore, che viene prontamente condannato ad un solenne "subito-a-letto-senza-cena", con la formula "fine pena: mai".

Fortuna che sono malfidente, e la mia quasi-gravel monta una doppia con rapporti nani ... quindi, nonostante la stazza, mi pedalo buona parte dello strappetto al 20 e rotti.

Poi mi rendo conto che vado cosi' piano che quasi perdo l'equilibrio. Sguardo circolare d'intesa: si scende e si spinge, quando e' troppo e' troppo.
F., che come pignone piccolo monta un 32, lancia un sospiro di sollievo. Vorrebbe dire anche qualcosa ma non puo': suda come una bestia, ed ha finito il fiato.

Alla fine, comunque si arriva. Capitan C. e' raggiante. Ha fottuto il chirurgo e l'arteria, l'e-gravel gli permette di girare restando nei parametri di sicurezza. Noi ci facciamo piada e birra brindando con lui.

Dopodiche' si rientra, chiudendo i 95 e rotti chilometri piu' caldi del mondo, col termometro che ha toccato spesso e volentieri i 38 gradi e la barretta di cereali al miele che mi si e' sciolta nella tasca dorsale.

Ho bevuto almeno 5 litri d'acqua. Ho sudato l'impossibile. Sono arrivato a casa stremato.

'Sto gravel, in sella al mio accrocchio, mi piace.
 
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