In attesa che smetta di piovere ...

Michy74

Biker superis
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Bergamo
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Bmc Agonist 01
Mi sveglio alle 4 di mattina, dopo un incubo a base di lavoro, scadenze non rispettate, disastri vari.
A quel punto, il sonno è finito, e rimango a trastullarmi in cucina, facendo zapping fino alle 7.
Sono un cesso, con un sonno bestia ed occhiaie lunghe sempre.

Bevo 82 caffè, che si rivelano inutili. Come uno zombie saluto i ragazzi che vanno a scuola, bacio l'assonnata femmina, che sa di lettone e di buono, e - violentandomi - alle 9 di ieri mattina sono al punto di ritrovo. Avendo deciso che è primavera, sono vestito in maniche lunghe e calzoncini corti, ma leggero.
Fa un freddo becco. Gli altri sono in completo lungo invernale. Qualcuno ha addirittura i coprascarpe.
Niente di male, penso: ora che partiamo, mi scalderò. Mi scalderò tanto, anche, perchè quando FF mi ha convocato, si è dimenticato di dirmi che la parte "bolsa" del gruppetto (di cui mi onoro di far parte) era assente ingiustificata al gran completo. Quindi sono l'unico presente che non va in bici da decenni, non ha scavalcato le Ande in bicicletta e, più in generale, non è uno stangone possente assai ben allenato.

Mi accodo al gruppo, mesto. Ho già fatto l'esperienza, e quindi so cosa mi aspetta.
la cosa che mi consola è che normalmente, quando si fanno carico della zavorra che sono, mi usano le cortesie che i nipoti di solito riservano al nonno. Mi sostengono, mi danno saggi consigli, mi incoraggiano. "ti chiudo la finestra, nonno ? " "ti do una mano ? " "non scendere le scale da solo, appoggiati a me". Solo che questi nipoti hanno più o meno la mia età, quindi risulta tutto un po'strano.

Tuttavia, anche con queste cautele, quando i miei "nipoti" escono in bici hanno solo tre velocità:
- "fermi" (tipo quando arrivi da qualche parte e bevi un caffè);
- "circa 30 all'ora" (in ogni normale circostanza) e
- "a tutta birra" (quando incontrano un altro treno di ciclisti che mostra velleità competitive).
L'unica che mi viene facile è la prima.

Partiamo, direzione Castel dell'Alpi.
Castel dell'Alpi è un ridente paesino di mezza montagna sulle rive di un bel laghetto. C'ero già stato, anni fa, per vedere se ci si poteva fare windsurf. Ero andato in macchina, e conservavo il ricordo di una strada in fondovalle, che saliva piano piano fino a raggiungere, con progressione e dolcezza, il medesimo lago.
Probabilmente, se la rifacessi in macchina, è ancora così. Forse sarebbe ancora così anche se la facessi in bici al mio ritmo.
Invece, se sei il rimorchio pieno di zavorra di un treno di ciclisti allenati, si trasforma in una strada infame, piena di salite inopportune. Ma non divaghiamo.

Partiamo per Castel dell'Alpi, dicevo, Alla rotonda dovremmo girare a destra ma noi giriamo a sinistra, per la Val di Zena, in modo di aggiungere al percorso la salita tra Botteghino e Pianoro.
Non è una gran salita, anche se la prima volta che la feci mi sembrò una scalata epica. Ormai la conosco, e valuto le mie prestazioni dal mio ritardo sui più allenati in un determinato punto del percorso. Se loro son solo alla curva successiva, va bene. Se sono a metà del rettilineo che viene dopo, insomma. Se non li vedo ed hanno già passato il tornante, disastro.
Li vedo sul rettilineo, quindi - tutto sommato - va benino. Io mi sento bene, anche se fa freschino.

Scendiamo a Pianoro, e cominciamo a salire. Sono congelato, ma va benino anche qui. Loro sono a ritmo rilassato, beninteso. Sono io l'unico che si sta impegnando. Però reggo, e inizio quasi a vederla rosea. Forse mi sono allenato a mia insaputa.

Intorno al 40esimo chilometro passiamo il bivio per Loiano. Non sono mai andato oltre, e sarei quasi pronto per tornare. Ma possiamo anche proseguire, mi dico, tanto sto benone.
Mentre rimugino tra me e mè, il capotreno tutto giulivo esclama "daje gente ! mancano solo 13 km! E abbiamo già fatto 550 metri di dislivello!"
ferma un attimo - penso io - il dislivello previsto è intorno a 1100. Quindi ne manca la metà. Da fare in 13 km. Ma io so che alcuni di questi 13 sono in discesa, quindi non sono 13, saranno 10. E dovrei farli dietro a questi, col loro ritmo ? Ma io ci muoio.

Mentre contemplo affranto la mia prossima morte, con tanto di moglie piangenti e lapide intitolata a "P., padre e marito adorato, anche se abbastanza co***one", inizio a rimanere indietro. Dapprima un pochino, poi sempre di più, fino a che non mi ritrovo del tutto solo.

Che bello, però. La strada è immersa in un bosco, sento solo gli uccellini, il ronzio della catena ed il rumore del mio respiro.
Mi rendo conto che la salita non è proprio chissa chè, ma sono io che mi sono speso troppo nella fase di avvicinamento. Scalo i rapporti, grato dell'esistenza del 34 che metto a tratti. Ma sono contento, c'è un buon odore di foglie e tutto sommato ce la faccio bene. Basta andare piano.

Quando arrivo a castello, gli altri stanno bevendo il caffè. Probabilmente hanno anche schiacciato un sonnellino, ma sono grato del fatto che nessuno me lo fa notare.
Foto di rito e si torna. ora è tutta salute, penso io. Siamo in discesa, la bici ci cullerà facendo tutto il lavoro, e noi chiacchereremo senza sforzo di filosofia romanza ed altre cose elevate, mentre la strada ci porta verso Bologna in un tripudio di sole e natura.

E' a quel momento che incontriamo l'altro treno di ciclisti.
Saranno in 20, con le facce coriacee segnate dagli elementi, come lupi di mare. Ci sono giovani tra loro, ma quelli che fanno paura sono i Vecchi. Sono in gran parte 60enni, sulle loro Colnago con cambio elettronico da 40 milioni di dollari. Gente che la guardi e capisci che si fa 100 km al giorno, così come io mangio un grissimo. Sono magri. Abbronzati. Tirati a balestra. Competitivi.

I miei nipoti li vedono e subito scocca la scintilla. Quando sento l'odore di ozono, e vedo FF stringersi le scarpe capisco l'antifona. Addio, filosofia romanza. Sarà la guerra.

I Vecchi mandano avanti i loro giovani, che partono in tromba. Noi sproniamo i cavalli e ci ficchiamo dietro.
Pedalando come un matto, rimpiango di aver sostituito l'11 con il 12, che mi fa andare più piano. Ansimo, cercando di stare a ruota dei nostri. Mettiamo la freccia, e superiamo i giovani. E' stato semplice, mi dico. Ne sono sorpreso.
Ma era un trucco. I giovani non erano il meglio del gruppone, ma solo i menbri più inesperti.
Appena rientriamo sul bordo della strada veniamo a nostra volta passati dal treno di veciotti, che erano poco dietro di me, in silenzioso agguato.

Ci accodiamo a loro, in un silenzio mortale di sguardi assassini. le gambe pompano, nessuno parla. Sono forti anche per lo standard dei miei nipoti. L'obiettivo diventa non farci seminare.
Andiamo avanti così per qualche chilometro. nessuno cede, i giochi sono aperti.
O meglio, no. Qualcuno cede, e quello sono io, perchè girare praticamente in piano ai 36 di media mi fa scoppiare nel giro di pochissimo.
Per fortuna che anche FF rallenta, e mi offre la scusa per accodarmi. Se sono il nonno, faccio il nonno. Non è colpa mia se il treno dei nipoti rallenta ....

Arriviamo a Bologna, poi finalmente a casa. Negli ultimi 3 o 4 km avrei venduto la mamma per un passaggio in auto. Le gambe sono andate. La testa è andata. Siamo stati in giro 4 ore e mezza, facendo 102 km e 1100 e rotti di dislivello. Prima volta che passavo i 100 km, e prima volta che passavo i 1000 di dislivello.
Sono morto, e mi stendo intensamente grato della presenza in casa di un divano.

"ti sei divertito? " Chiede mia moglie.

Mi sono divertito ? Sono stanchissimo, le cosce mi fanno male, ho fatto una fatica porca, non ho dormito niente.
Abbiamo fatto le corse con l'altro treno di ciclisti come bambini idioti.
A Castel dell'Alpi ci si poteva andare pure in macchina. Non c'è ragione di massacrarsi le terga sulla bici per 100 km. Non c'è ragione di farlo in salita, potendo biciclettare giulivi in pianura. E' una cosa da stupidi, irragionevole.
Vorrei spiegarglielo, ma lei non capirebbe. Che uscire in bici senza particolare scopo sia una cosa da babbei, lei me lo ripete spesso. E io, in linea di principio, sono d'accordo con lei.

Mi sono divertito, quindi ?
Alla grande!


NB: mi sa che questo è il mio ultimo post, su questo forum. La scorsa settimana ho venduto la MTB (e le vicende della vendita meriterebbero un post a sè), quindi il mio legame con il mondo off road, già tenue, si è definitivamente rotto. Ma il gravel è dietro l'angolo, quindi: chi può dirlo.
Alla prossima.
Spero tu possa continuare a narrare queste storie ancora per molto.
La gravel ti offrira spunti per giri infiniti , tra sterrati , asfalto , argini , ecc .
 

patbici

Biker serius
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bologna
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Spero tu possa continuare a narrare queste storie ancora per molto.
La gravel ti offrira spunti per giri infiniti , tra sterrati , asfalto , argini , ecc .
Adesso che la bici ha un secondo paio di scarpe "grosse" adatto al gravel leggero, sono tornato un legittimo frequentatore di mtb forum e non piu' un infiltrato....
 

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sirc57

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terra di mezzo libera
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trek 8700 carbon , vektor full , piton carbon front scott spark carbon
vi preoccupate troppo del tempo in italia ,Preferisco informarmi del tempo in Brasile:}}}:
 

patbici

Biker serius
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... e alla fine, quelle scarpe grosse le abbiamo provate.

Dovete sapere che, come molti diversamente giovani, anche io ho un buen retiro, cioè un posto a ragionevole distanza dal quotidiano nel quale mi sento in pace col mondo. E questo mio posto e' circondato da chilometri e chilometri di strade bianche, dove girare in mezzo alla natura.
Lo scorso anno le ho girate in mtb, ma era oggettivamente uno spreco. Il piatto e' totale, le stradine battute, usare una bici fatta per arrampicarsi fuori strada era come spaccare le noci a colpi di bomba atomica.
Inoltre in questi due anni ho sviluppato una certa ossessione per il manubrio con la piega, mentre quello dritto non mi ha mai colpito.
Insomma per farla breve la mtb era inutilizzata mentre sognavo di farmi accompagnare dalla stradale anche sullo sterrato. E quindi ho venduto la prima e dotato la seconda di un secondo set di ruote montate coi copertoni gravel, in modo da cambiarle all'occorrenza. Vi risparmio l'ordalia dell'allestimento a costi umani in un momento in cui qualsiasi ricambio non si trova o richiede miliardi di dollaroni. Per fortuna si trova dell'usato ben tenuto, e gli amici cinesi tengono siti fornitissimi. Insomma, per allestire du'rote ho scomodato corrieri da ogni parte delle terre emerse.
Ero curioso della sensazione che mi avrebbe restituito la bici una volta dotata di scarponi e ve lo devo dire: e' stata goduria assoluta, forse amplificata dai panorami e dalla splendida giornata di sole che accarezzava la schiena. I copertoni da strada bianca sembrano per qualche motivo scorrevoli nonostante le scolpiture e il peso notevole.
Peccato solo per la mancanza di un qualsiasi dislivello, fosse anche solo la rampa dei garage.
Ma ho gia' in mente un giro dalle mie parti che dovrebbe porre rinedii alla lacuna....
 
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patbici

Biker serius
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...e già che si parla di gravel, una domanda: qualcuno, questo fine settimana, si sente "eroico" di confessione montalcinese ?
 

patbici

Biker serius
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Nessuno nessuno ? Ok, allora vi racconto la mia eroica montalcino. Che di montalcino (soprattutto brunello di) ha parecchio, e di eroico pochissimo.
Una premessa. Io non ho l'animo del collezionista di cose. Proprio non fa per me, non mi ci affeziono e non mi sento estasiato a possederle se non in funzione del loro valore d'uso.
Ho un amico che ha una bianchi degli anni 40, bellissima come oggetto ma inutilizzabile per via dei rapporti durissimi. Lui la guarda ed e' contento. Io una roba del genere non la compererei mai. Piuttosto un quadro.
E quindi: che ci facevo a montalcino, in mezzo agli amanti delle vecchie bici ? Ci sono stato trascinato dal mio gruppetto di amici, che la fanno da anni. E quindi ho trovato un vecchio rottam... cioe' una bianchi fine anni 70/inizio 80, la ho rimessa a posto eccetera eccetera.
(Segue)
 

AlexV

Biker paradisiacus
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Como
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Ci sono stato trascinato dal mio gruppetto di amici, che la fanno da anni.
È grave o premonitore che inizialmente avevo letto "Ci sono stato trascinato dal mio gruppetto di amici, che fanno danni" ?
 
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patbici

Biker serius
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Lavorarci mi e' piaciuto. Ste vecchie bici sono prodigi di meccanica spicciola. Girarci in piano e' interessante. Girarci in salita gia' meno, ad ogni colpo di pedale rimpiangi gli spd e daresti fuoco alle gabbiette. Girarci in discesa e' agghiacciante, i freni "tipo olandesina" non frenano un cacchio e le leve sono durissime e in posizione sfigata. Insomma, mi sarebbero dovute suonare in testa molte campanelle d'allarme. Ma io ho pensato: la fanno alcuni amici che, nei nostri giretti ordinari sono molto tranquilli. Ecchessarammai.
Arriviamo a montalcino, la sera ci ubriachiamo come maiali e la mattina un poco rinco ma motivatissimi ci presentiamo alla partenza. Due di noi faranno la 46 km, che comunque fa un rispettabile 900 e rotti di dislivello. Io e gli altri 3 facciamo la 70, che fa 1280 +. Gli altri sono dei fuscelli oppure dei bestioni sull'1 e 90. Io assomiglio al rag. fantozzi, con la coppola degnamente sostituita dal cappellino da ciclista eroico che mi da un'aria da perfetto idiota.
Partiamo.
Gia' alla prima discesa, su asfalto, realizzo che i miei freni sono inutili. Il meglio che sanno fare e' rallentare un pelo. Ma tutto sommato va bene, sono vivo, quindi....
Mentre rimpiango gli amati dischi, inizia lo sterrato, che il mio amico Ivo battezza subito con una eroica caduta sul ghiaino. Uno dei duoi guanti in pelle si sfonda sul palmo, salvando la mano. Io, che non porto guanti corti perche' mi danno fastidio, e quindi giro a mani nude, inizio a farmi delle domande.
Dopo la prima discesa vera sul ghiaino (preceduta da un cartello che in due lingue ti avverte che scende al 12 % e ti fa capire che se la fai con la bici eroica sei un vero babbeo) mi monta il terrore. Io non sono pronto per sta roba. Qui ci lascio la buccia.
Nel frattempo, la giornata si apre. Le nuvole lasciano il posto a un sole splendido. E con il sole arriva il caldo.
(Risegue, oggi si va a puntate)
 
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patbici

Biker serius
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(segue)

Ora, causa COVID era un pochino che non scendevo in toscana. e sempre causa COVID non mi sono ancora abituato all'idea che l'inverno è finito. ma in toscana, d'estate, col sole a picco, fa caldo. E se sei eroicamente vestito, con maglietta, pantaloncini e calzetti di lana, lo senti ancora di più. Se poi il tuo casco è nero ....
Arriva il primo ristoro, sono passati 37 chilometri ma io sarei anche per darla su. Per fortuna trovo uno che mi sostituisce i gommini dei freni, e rincuorato proseguo. i 10 o 12 km successivo sono senza storia. Ho mandato avanti i ragazzi, so che il dislivello importante arriva ora e non voglio rallentarli.
In particolare, sto aspettando la salita di Castiglion del bosco. In 5 km si va da 130 metri di altitudine a 480, e la prima parte ha una pendenza gentile. Il giorno prima, parlandone, dicevo "si scende e si spinge", ma il retropensiero era quello di pedalarla. Sono o non sono un eroico ?
Intanto guardo, il panorama, che è bellissimo, e aspetto di incontrare una fontana per rifare il carico d'acqua. le borracce eroiche sono piccole, e insufficenti. Io ho dietro 40 chili di attrezzi per la bici, e non ho una seconda borraccia perchè poco in stile. Che errore, amici pedalatori.

Parte la salita, e io pedalo di buona lena. Faccio tutta la parte più facile, ansimando come un cane accaldato, perchè sono in ebollizione. La borraccia, riempita mezz'ora prima è quasi vuota. Risparmio ciò che resta, ma ho le labbra screpolate. Eppure, al ristoro, avrò bevuto 3 o 4 bottigliette da mezzo litro. E ho già fatto fuori 2 o 3 borracce.

Alla prima curva veramente acida, però, scendo e cammino. Non sono il solo, beninteso. La fina dei camminatori si dilunga abbastanza, e sono di tutte le età. Ammiro molto quelli che invece mi passano a fianco sui pedali.
In particolare uno, che ho già visto. E' un omone, non particolarmente atletico, che come rapporto morbido avrà un implacabile 23 o 24. Pedala lento, di pura forza, con la lingua di fuori. E' attaccato al manubrio con la forza della determinazione. Lo vedo sparire dietro un tornante che farà il 15 %. ha il viso contratto, lo sguardo disperato ma non domo. Ecco, lui è il ritratto del vero eroe, roba che quando passa dovrebbero suonare in automatico "against all odds" di phil collins.

A metà della salita sono finito. Il sole mi ha cotto, e mi brucia in modo intollerabile. Inizio a pensare che, se uno volesse, basterebbe salire sul furgoncino dell'organizzazione, che passa regolarmente in su e in giù. ma so che non lo farò. Daccordo camminare, ma c'è un limite a tutto. Eppoi guarda, in qualche modo siamo in cima, la strada spiana.

Monto in bici e che buffo, non riesco a coordinare col piede il movimento del pedale per infilare la gabbietta. Pedalo un poco con la gabbietta che striscia per terra, e il rumore non mi infastidisce. Spingo e guido ondeggiando piacevolmente a destra e sinistra. Mi sento svuotato e privo di volontà, come in balia degli eventi. il cuore batte forte nel petto, E' ufficiale: sto avendo un colpo di sole. Lo so perchè mi è già successo facendo kite.

Via il casco. Via il cappellino. Con la poca acqua residua mi bagno i capelli, la faccia, i polsi. Continuo a camminare, passando da un'ombra all'altra, e aspiro aria fresca a grandi boccate. Dopo un poco la situazione migliora. Inaspettatamente, poi, arriva il ristoro. Mangio frutta, bevo tanto, mi verso una bottiglietta in testa con grande scandalo della signora che le distribuisce. Dopo 10 minuti sono a posto. La frutta ha aiutato. Scambio qualche minchiata con gli amici che sono arrivati un quarto d'ora prima di me.

Riparto, pedalando. ora è tutto un mangia e bevi, e con lo stomaco che fa glu glu, pieno d'acqua fino alle orecchie, me lo pedalo stoicamente. Faccio un ultima salita a piedi, in compagnia di un altro derelitto, e finalmente usciamo dallo sterrato.

Da questo punto c'è un'ultima salita pedalabile ("Hovvia" - dice il tipo dell'organizzazione all'incrocio - "che l'è l'ultima ed è finitaaaaa", e poi giù in picchiata fino al traguardo.

Ci ho messo 6 ore, di cui 5 in movimento. 4 o 5 km li ho camminati. Se ieri sera avessi avuto la forza, avrei bruciato la bici da eroica ballando intorno al fuoco. Non avendolo fatto, sono probabilmente condannato a farmi per ragioni amicali anche Gaiole, ad ottobre. Ma la farò precedere da un'accurata messa a punto della bici, in modo che freni senza se e senza ma, e di me stesso. Qualche chilo in meno non mi farà male.

Pochi chilometri prima dell'arrivo, abbiamo incontrato il percorso seguito dalla recente tappa del Giro. Qualcuno ha scritto sull'asfalto, in quel tratto di salita, "il ciclismo è uno sport di merda". Non è proprio così. ma sicuramente è una roba da masochisti. Eppur mi piace. Mistero.
 
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patbici

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ogni volta che penso al gravel , seguo un pensiero circolare, che suona più o meno così:

"fuori strada in bici da corsaaaa ? Ma che ca**ta, senza sospensioni poi ... però dai, sarebbe bello se funzionasse, sullo sterrato con la piega ... cioè, insomma, una figata assurda! Ma però, ripensandoci: fuori strada in bici da corsaaa ? " eccetera eccetera.

Per venire fuori da questo loop infinito, ho allestito un secondo paio di ruote "con gli scarponi" per la mia bici, e già che c'ero anche per la bici di mia moglie, che su questa cosa era tutta positiva. Avrei dovuto diffidare, fedele al broccardo "timeo Danaos et dona ferentes" (tradotto liberamente: "diffida dalla femmina propositiva, che c'è la fregatura").

Mercoledì scorso, dopo aver messo le scarpe grosse alle bici, visto che avevamo qualche ora libera, siamo andati ad "esplorare" alcune pinete al mare. Si annunciava un giro tranquillo con dislivello zero, in modo da godersi qualche ora senza sbatto.

Facciamo una trentina di chilometri lungo la costa, passando dall'una all'altra delle pinete che punteggiano la costa tra Ravenna e Cervia.
La sensazione, quando il terreno è buono, è molto bella. Le gomme da 38 ammortizzano, e girare con la piega è bello di per sè. Quando invece il sentiero è pieno di radici, sono scossoni da perdere il fiato, che ti chiedi che senso abbia.
Mentre giro, continuo a pensare che uno smorzatore di qualche tipo sulla forcella o sullo steam non sarebbe male, e che prima o poi i forcellini ammortizzati arriveranno anche per le gravel.

Intanto che disegno il futuro del mercato della bici, mia moglie fora in mezzo al nulla. Mi fissa disperata, ma io - assumendo un'aria navigata tipo "femmina, guarda e ammira" estraggo dalla falsa borraccia una bomboletta per la riparazione veloce.

Sparo alla gomma l'intero contenuto, poi con sguardo ieratico le comando "va, buona donna, fai girare 'ste ruote e non forare più". Lei parte di slancio, e 300 metri dopo la ruota è nuovamente a terra, col lattice che cola lungo il cerchione.
Il suo sguardo, prima ammirato, è diventato scettico.

Corro ai ripari, estraendo il magico portattrezzi ed esibendomi nello smontaggio di ruota, copertone e camera d'aria e spargendomi lattice semiliquido fin sopra le orecchie. Ha ceduto una vecchia toppa, il lattice che doveva tappare non ha tappato nulla.

Pulisco, scartavetro, poi appiccico una toppa autoadesiva. Massaggio per attivare la colla, gonfio e tiene. Sono toppe che ho già testato sulle ruote da strada, sono sicuro della loro tenuta. Sono mesi che giro su strada con una gomma riparata con quelle toppe.

Rimonto tutto, la guardo tutto fiero e l'attempata giovinetta rimonta in sella. 8 chilometri dopo, la gomma cede di nuovo. Lo sguardo scettico diventa critico.

Visto che stiamo facendo un lungomare, mi accampo in un'aiuola e rismonto tutto. Ci saranno spini ? Apparentemente no, la toppa ha semplicemente ri-ceduto. And now, che famo ? perchè io una camera di ricambio non ce l'ho, confidavo che tra bomboletta e toppe .....

Nel frattempo, le mie azioni di riparatore di bighe presso mia moglie sono in drastico calo. E' evidente che la pragmatica consorte mi ha assegnato il premio "idiota del giorno", e abbandonata l'idea del giro, inizia a sformare soluzioni alternative.
Prendiamo la corriera ? Torno a casa da solo e la ripasso a prendere in macchina, mentre lei si fa uno spriz in spiaggia ? Comperiamo una casa in questo posto di mare, e finiamo quive i nostri giorni, abbandonando i ragazzi al loro destino ?

Mentre lei ciancia, io cerco un bicimeccanico su internet, scoprendo che siamo nell'unico paesiello dove apparentemente non c'è. E mentre mi guardo in giro desolato, l'occhio mi cade su un comulo di imballi nel retro di un palazzo. Da quello in cima spunta una rastrelliera per bici ancora incellophanata.

Se c'è la rastrelliera, forse c'è anche il resto. Scopro così una ferramenta gestita da un signore grassissimo e all'apparenza muto. Gli chiedo una camera d'aria, e lui a gesti mi fa notare che si, ne ha, ma non sa quali, e comunque a lui gli accessori per bici gli fanno schifo e quindi me le devo cercare da solo tra martelli e scatole di viti.

Riemergo con due camere adatte, costate un rene e mezzo.
Convinco la mia pompetta con l'attacco presta a funzionare con la valvola italiana graziella-style, e in 10 minuti siamo di nuovo in sella.
Però, la poesia è finita, la mia signora reclama un rapido ritorno à la maison con ombrellone e tintarella incorporata. Rigorosamente su asfalto, per fare prima.
Durante la pedalata, poi, con la sua nota diplomazia, mia moglie mi spiega dove dovrei infilarmi la falsa borraccia con gli attrezzi e si interroga ad alta voce sui motivi che le impediscono di scappare all'estero con un figaccione biondo, ricco e palestrato.

Quindi: mi è piaciuto il gravel ? Ve lo dico la prossima volta, quando - dopo aver cambiato la moglie con un modello più recente, dotato di tasto "mute" - andrò DA SOLO a fare un giro vero.

Ma lo farò solo dopo aver buttato via lattice e toppe autoadesive. D'ora in poi solo camere d'aria di ricambio a tracolla.

Alla bersagliera.
 
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patbici

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E finalmente il mio primo giro gravel.

Lo avevo desiderato tanto, ma per tutta una serie di motivi - giove sa essere cattivo quando ci si mette - luglio e agosto sono stati parchi di chilometri e di occasioni. Ma ieri, dribblando i vari impegni familiari, mi sono messo un completino bianco candido antisole alla nureiev, ho riempito due borracce enormi, e mi sono buttato.

Sono al mare, quindi dislivello zero. In compenso, c'e' un percorso che da casa mia, nei lidi ravennati, dovrebbe portarmi a cervia attraverso un guazzabuglio di pinete, tratturi, argini sterrati e via dicendo. Se kamoot non mente, almeno la meta' degli 85 km previsti dovrebbe essere fuori strada. Non sara' una prova risolutiva, ma e' un inizio.

Programmo la partenza per le 7, onde evitare il caldo. Quando la sveglia suona, pero', la de-fenestro con piglio da cestista, per cui parto effettivamente alle 9 e rotte. Fortuna che c'e' qualche nuvola, e la mia lycra da ballerino ha delle sorta di prese d'aria sui fianchi della maglia. Visto di lato, sembro una mortadella gaya nella sua retina.

Pedala che ti pedala, arrivo al traghetto che mi fa passare da porto corsini a marina di ravenna. Leggo il saggio cartello che mi raccomanda la mascherina, infilo la mano in tasca per prenderla e SORPRESA! L'ho dimenticata.
Fidando nella nota sportivita' dei romagnoli di fronte alle regole, improvviso un simulacro di mascherina con un fazzoletto di carta. Il cortese bigliettaio lo nota, sorride ma mi fa salire lo stesso. Del turista non si butta via niente.

Attraverso marina di ravenna, gia' popolata di giovinette discinte che mi distraggono dalle mie dotte elucubrazioni a due ruote, passo punta marina e lido adriano e finalmente sono a lido di dante, dove comincia la parte fuori strada.
Sono curioso e pieno di aspettative. Io di sentieri ne ho fatti diversi, ma con la mtb. Ora sono con una bici rigida, addolcita solo da un sottonastro in noene sul manubrio e dalle ruote maggiorate del 38. Chissa' come sara'.

All'inizio e' sia bello che brutto.

Bello, perche' dietro lido di dante si apre una grande zona dove il traffico non arriva e le strade sono sterrate. Giro su argini, sotto capanni da pesca ben tenuti, dentro la grande pineta di classe in cui merita fare un giro.

Brutto, perche' ad ogni radice, ad ogni buca sono scossoni da incubo, che ti viene da chiederti che senso abbia 'sta gravel, eccetto massacrarti braccia, cubo e schiena.
Coi chilometri, pero' imparo ad alzarmi sui pedali per passar le buche, e a spingere di addominali per non gravare sulle mani. Cosi va gia' meglio ma si puo' migliorare. Sperimentando e pedalando, arrivo a savio, dove finisce lo sterrato, e mi inserisco nel casino di milano marittima per poi toccare il porto di cervia.
Foto di preammatica, bevutona dalla borraccia ormai calda e polverosa, e si ritorna.

A meta' dello sterrato, nel bel mezzo della pineta di classe sbaglio strada, e finisco in una ciclabile che mi porta prima all' omonimo paese e poi a ravenna centro.

Gli ultimi chilometri sono bestiali. Il sole e' a picco, il caldo e' umido e ho il vento contro. Bestemmiando interiormente come un vero ciclista, arrivo vicino al passaggio pedonale sotto casa. Devo fermarmi per far passare una macchina. Sono talmente sfatto che sgancio la scarpetta destra, poi rallento e... cerco di appoggiare il piede sinistro, ancora agganciato. Segue capitombolo spaziale, con tanto di attempata silfide che, scendendo dalla graziella d'annata, mi aiuta a rimettermi in piedi.

Cmq, ci siamo. 85 dovevano essere e 85 sono stati, anche se degli ultimi 10 - come sempre, qualunque sia la distanza - avrei fatto volentieri a meno.

Tirando le somme, del gravel mi piacciono i percorsi. L'idea di essere disperso in una delle zone piu' turistiche del mondo, nel periodo piu' turistico dell'anno, e non sentire altro rumore che gli uccellini, mi ha emozionato.
E tuttavia, il mio parere iconoclasta e' che alla bici da strada, per essere gravel compatibile, manca una forcella ammortizzata e delle gomme piu' ciccie delle mie attuali 38. Insomma: ci vuole una specie di frontino con la piega, senza la quale non si puo' stare.
Lo so che le riviste non sono daccordo, e magari esistono veramente bici rigide ma auto-ammortizzate. Pero' sembra improbabile. Forse il cubo dei redattori, rispetto al mio, e' meno sensibile.

In attesa di scoprire se il mio destino si chiama monstercross, domani o posdomani mi faccio il giro della laguna di comacchio, che a quanto leggo e' un percorso carino. Se passate di li, e vedete un tizio equivoco con completino bianco traforato lap dance style, sono me.

Nb: e siccome sono un tecno-ciclista della madonna, ciapatevi du' foto che, come diciamo da queste parti, hanno sempre il suo perche'.
 

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